Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









venerdì 12 giugno 2009

DULAG 172 di BELGRADO




A Belgrado nei pressi della confluenza del fiume Sava con il Danubio, aveva sede un campo di smistamento , Dulac 172, per prigionieri di varie nazionalità.

Era nell'area della Fiera di Belgrado, nella foto aerea che appare sotto è la zona bianca dove inizia la scritta. Spesso venne bombardata dagli alleati, perché considerato un acquartieramento delle truppe tedesche ... invece era il campo di prigionia.


Per mio Padre, e non solo, fu un periodo della sua Vita che a definire “precaria” sarebbe già qualcosa. Le sue probabilità di sopravvivenza erano praticamente vicino allo zero: soprattutto con il peggiorare della sua salute, a causa del tifo petecchiale. Venne ricoverato in un lazzaretto, insieme ad altri militari italiani, lasciati sfebbrare, in quarantena, per arginare il diffondersi dell' epidemia ... la mortalità era alta. Superati quindici giorni, in genere si era fuori la fase più critica , ma sempre a rischio, infatti molti morirono successivamente e anche al rimpatrio, dopo la guerra.

Dichiarati: Internati Militari Italiani. La derubricazione da "prigionieri" ad "internati" implicava la sottomissione dei deportati ad un regime giuridico non convenzionale secondo gli accordi di Ginevra del 1929, e - sebbene formalmente riconosciuti da altre convenzioni - gli "internati" in realtà venivano a trovarsi in un limbo giuridico legato all'arbitrio totale di Berlino. Il 20 novembre 1943, infatti, il responsabile tedesco respinge le richieste della Croce Rossa Internazionale di poter assistere gli internati perché essi "non erano considerati prigionieri di guerra". I tedeschi infatti consideravano gli italiani "traditori" per l'armistizio dell'8 settembre. Le truppe internate furono spregiativamente definite badoglio-truppen dai tedeschi e reputate infide (Nota di Mario Rigoni Stern).
Dal Diario di Amedeo Ferri “Odissea balcanica”:
Aprile-Maggio 1944…la baracca aveva sede a fianco del reparto disinfezione. Vedeva passare i nuovi arrivi del campo seminudi e scalzi nonostante il freddo intenso, tra loro vi erano anche i partigiani delle Brigate Garibaldi … Un giorno mosso a compassione si appropriò di un pacco di pastrani militari francesi per riparare dal freddo quei prigionieri … Rischiò di essere fucilato ….
Il 20 Luglio del 1944 a Belgrado si diffuse la notizia dell’attentato a Hitler, creando confusione e sbandamento che permise ad alcuni di fuggire ….
Da appunti di Umberto Falconi:
”... Il campo fu più volte bombardato dagli alleati, che lo credevano un acquartieramento tedesco, rischiammo molto ... poi ci accorgemmo di una situazione del tutto anomala, perfino le sentinelle si erano allontanate dalle postazioni, e ci fu una gran confusione nel campo alla notizia dell'attentato ad Hittler, così con alcuni commilitoni, Angelo e Luigi e due bosniaci, Abdic e Vakuf, siamo riusciti a scappare, al di fuori del recinto. Dopo mille peripezie giungemmo in Erzegovina, in un paesino disperso sulle montagne, trovammo ricovero … Tornammo poco a poco alla Vita”.

Non per molto a dire il vero, perchè ad Agosto sei divisioni tedesche in ritirata dalla Grecia passarono come un rullo compressore e travolsero slavi ed italiani, infliggendo gravissime perdite.
Belgrado ed il campo di prigionia fu liberato dai titini congiuntamente con i russi e gli ostinati e coriacei italiani, sia della Garibaldi che della Matteotti, nel mese di Ottobre del 1944.
La liberazione di Zagabria avvenne nel maggio del 1945 e vi parteciparono anche gli italiani.

 Mio Padre insieme ad altri commilitoni rimpatriarono a luglio del 1945:
 
raggiungemmo Trieste, fummo raccolti e disarmati dagli inglesi, ma Grazie a Dio, eravamo in Italia. 

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