Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
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D.O.C.









martedì 16 giugno 2009

COINCIDENZE


Dal racconto di una storia trovata su internet, colgo l'occasione per sottoporre alla Vostra cortese attenzione il seguente sito dedicato ad un arte marziale nobile e millenaria:
Le virtù fondamentali possono essere sintetizzate in:
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Benevolenza /giustizia /etichetta /correttezza /saggezza /sincerità.
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In aggiunta un libro che mi ha colpito per la sua storia così originale


Trama
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La Seconda guerra mondiale è appena finita, e in un paesino del Veneto arriva Junichiro Kojiki, un militare giapponese capitato alcuni mesi prima nel Nord Italia occupato dai nazifascisti. Catturato dagli americani negli ultimi giorni del conflitto e dopo aver saputo che la sua città, Hiroshima, è stata annientata dalla bomba atomica, Junichiro decide di non tornare più in patria e di stabilirsi nel piccolo borgo ai piedi delle montagne.
E' il periodo frenetico che precede il boom economico, il Belpaese si avvia verso una rapida modernizzazione e il piccolo borgo diventa lo specchio di una realtà che si trasforma. Tra un gruppo di ragazzi e il reduce giapponese si instaura un profondo rapporto di amicizia, e Junichiro diventa per loro maestro di vita e di arti marziali, latore di una cultura e di una mentalità tanto lontane e diverse quanto ricche di umanità e saggezza.
Nell'Italia degli anni Cinquanta in bilico tra economia rurale e industrializzazione galoppante, voglia di arricchirsi e criminalità, "Speravamo di più" è il racconto di un'amicizia dove i temi dell'altro e dell'altrove, della natura violata e del consumismo diventano allegoria dell'Italia di oggi.
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ORA A VOI LA STORIA DI UNA STRANA COINCIDENZA ...
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STORIA DI UNA SPADA (Fonte Kendo-cik.it)
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Non possiamo dire dove e quando inizi la storia. Con un poco di approssimazione possiamo pensare ad un anno di metà Seicento, in un paese della provincia di Bizen, ma sono solo nostre congetture.
Quello che sappiamo, o meglio che possiamo immaginare con certezza, è che la storia inizia con fatica, arte e rito.
Fatica e arte che il fabbro, vestito con il suo abito cerimoniale, trasformava in rito per compiere una delle trasformazioni allora più misteriose e fatali, quella del ferro in acciaio.
Sappiamo anche che la spada, così accuratamente forgiata, assume una parte dell'anima dell'artefice e ha un suo carattere, che agli uomini è dato capire solo dai segni cabalistici che l'acciaio fa comparire sulla sua superficie.
Non sappiamo quello che succede per poco meno di tre secoli. La spada, che ha un suo pregio, viene probabilmente passata di padre in figlio sino a che qualcuno, come talvolta accade nelle famiglie, la vende per far fronte ad un momento di ristrettezze, oppure per mantenere una concubina o ancora per pagare un debito di gioco.
La spada perde così la sua dignità, passando da nume tutelare di una famiglia a oggetto di scambio o di collezionismo.
Tutto questo ci porta all'inizio della storia che conosciamo.
Il periodo è tragico. Siamo alla vigilia, o già all'inizio, di una guerra; quella che gli uomini per una seconda, scellerata volta, chiameranno Mondiale.
La nostra spada, però, incomincia la sua nuova storia per un atto di amore.
Una madre, o una fidanzata, qui i fatti non sono chiari, la compera per donarla a un giovane ufficiale, in modo da sostituirla a quella di dotazione dell'esercito, quasi che la sua anima, o Kami, possa proteggerlo da ogni male.
L'ufficiale, di cui ignoriamo il nome, decide che quella sarà una parte della sua anima, e sancisce questa alleanza scrivendo il proprio nome, cognome e grado su un foglietto che inserisce all'interno dell'elsa.
Come in tutte le guerre, i fatti si approfondiscono e si complicano. L'Impero, creduto invincibile, viene battuto in battaglie che rimarranno nella memoria e a sua volta batte il nemico in lotte all'ultimo sangue in remote isole tropicali.
Di come la spada venga usata durante questo momento di pazzia dell'umanità sappiamo poco, se non che si arricchisce di segni sulla lama per tagliare del filo spinato salvando la vita, in una remota isola del Pacifico, al giovane ufficiale.
La sconfitta, l'umiliazione, la spada confiscata che, invece di essere distrutta, diventa trofeo di guerra del vincitore, le misteriose vie del commercio di oggetti sono solo tappe di un cammino che la porterà sempre più lontano.
Si suole dire che i casi della vita siano infiniti, e che le coincidenze possano produrre effetti portentosi, ma altre spiegazioni possono darsi per fatti talmente improbabili da essere quasi impossibili.
La spada, dunque, capita da qualche antiquario e viene vista, o riconosce lei stessa ed attira, dall'unica persona che potesse fare al caso suo.
Chi prende la spada ha tre caratteristiche che messe insieme sono troppo rare per rappresentare una coincidenza.
Prima di tutto parla e scrive correttamente la lingua che fu dell'artefice della spada, poi è appassionato dello studio e del restauro delle spade e, da ultimo, è una persona integra ed onesta.
Vedremo come queste tre caratteristiche siano fondamentali nel seguito della storia.
Smontando l'elsa della spada il dimenticato foglietto con nome, cognome e grado dell'ormai non più giovane ufficiale viene alla luce.
Nonostante le ingiurie del tempo, il foglietto può ancora essere letto e compreso, a patto che se ne conoscano i segni.
Abbiamo detto che, per una coincidenza, chi ha preso la spada conosce la sua lingua e perciò, leggendo il testo, capisce che la spada sta chiedendo di tornare al suo ultimo, vero, proprietario. E' anche una persona onesta, e perciò non pensa nemmeno un minuto di tenere anche il foglietto come un esotico souvenir che aumenti il valore del suo acquisto .
Un'amica lo aiuta, mettendo un'inserzione su un giornale e contattando una trasmissione televisiva di ricerca di persone (tutti i mezzi sono giustificati, se il fine è onorevole).
Alla fine, dopo quasi due anni, il proprietario della spada si fa vivo, incredulo e riconoscente.
Seguono alcune piccole vicissitudini, con un viaggio in Giappone prima offerto dalla stazione televisiva e poi mai fatto, poi una malattia del vecchio ufficiale, ma alla fine l'incontro viene fissato.
Invece di essere un incontro pubblico, in televisione, si svolge come è giusto sulla soglia della casa dell'ormai anziano ufficiale, che accoglie il suo visitatore con le lacrime agli occhi, come fosse un figlio ritrovato.
Seguono ore e ore di racconti e ricordi, con tutta la storia recente della spada che viene ricordata e svelata, con il commosso sguardo dell'allora ufficiale che scorre ogni piega, ogni segno sulla lama data per perduta tanti anni prima.
L'incontro si chiude, e la spada torna finalmente ad essere parte dei numi tutelari di una casa.
La storia, per quello che ci riguarda, non è però finita. Rimane un interrogativo per chi sia in grado, o abbia la fantasia di credere a come le cose, sia pure in remota ed oscura maniera, possiedano una loro anima.
Abbiamo visto la storia, che inizia con la forgiatura che nella tradizione conferisce alla spada una parte dell'anima dell'artefice, che continua con la caduta da nume tutelare di una famiglia ad oggetto di scambio, il ritorno ad una funzione di protezione per il giovane ufficiale e poi anni di oblio.
La più semplice spiegazione è che una serie di coincidenze fortunate abbiano portato la spada a ritrovare il suo proprietario, ma tante coincidenze possono realmente esistere?
È così dispendioso per il nostro intelletto il pensare che l'anima stessa della spada abbia agito, in un oscuro e insondabile modo, per tornare finalmente a riprendere il suo posto di Kami protettore? Questa è la risposta che più mi piace pensare sia vera, anche se a suo modo inquietante ed incomprensibile, assieme al desiderio che la spada abbia finalmente trovato la sua pace per molto, molto tempo.
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Nota: I fatti raccontati, sia pure in qualche modo confusi nel ricordo di un racconto e pertanto perdonabilmente imprecisi, corrispondono alla realtà.
Esiste effettivamente, in una città Italiana, un maestro di Judo, appassionato di spade Giapponesi, che ha trovato la spada del racconto e ha ascoltato le storie dell'ex ufficiale, un giorno d'estate a casa sua bevendo sakè.
A questo Maestro la nostra riconoscenza, per averci dato un bella storia su cui riflettere, invece di tenere per sé la spada come vuoto oggetto di collezionismo.

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