Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









lunedì 8 giugno 2009

APPUNTAMENTO CON IL DESTINO


L’appuntamento con il Destino mio Padre l’ebbe in Yugoslavia, durante la guerra.
Un commilitone con cui condivise Rischi, Timori e Speranze era un cugino di mia Madre.
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“Stavamo al riparo dentro la cavità di un albero. Il tronco era grande abbastanza che non bastavano sei uomini per abbracciarlo, aspettavamo la notte per riprendere la marcia. Alfredo, per ammazzare il tempo, tirò fuori una foto da prima della guerra, con dei suoi parenti alla Festa di S.Rosa a Viterbo, ed in un angolo, non potei far a meno di notare, una ragazza in pelliccetta e borsalino; per la prima volta ho visto il sorriso di Marisa”.
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Si conobbero tre anni più tardi come se fosse stato scritto e deciso da qualche parte dal Destino.
Uno sguardo e fu Amore.
Fin dal principio seppero che era per la Vita ed oltre se era possibile.
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“Ho avuto la sensazione di conoscerlo da sempre …” così ancora oggi la racconta mia Madre.
Senza sentire ragioni si sposarono il 31 Agosto del 1947.
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Erano tempi difficili. La Crisi del 1929 fu niente rispetto al quadro desolante della situazione economica dell’Italia tra il 1945 ed il 1948, “appena usciti dalla guerra dovevamo risollevarci dalla fame e la miseria”.
Allora il problema era la mancanza di lavoro in un'economia disastrata ridotta al 30% rispetto al 1939.
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“A Monterotondo mi arrangiavo come potevo. Dopo sposato feci anche la guardia ad un campo di Uva. Poi, decisi di andare a Roma, nella Speranza di trovare altro lavoro”.
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Molti reduci vennero impegnati in opere civili di ricostruzione.
“Ho Lavorato alla stazione Termini come guardiafili dell’alta tensione.
“Tua Madre era al quinto mese di gravidanza (febbraio 1948), quando un treno mi portò via la scala con me sopra, se non avevo la prontezza di saltare su un traliccio a fianco ... Ma ero deciso a non mollare quel lavoro. Meglio che niente”.
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“Tuo Padre..., continuò Lei, accennando ad un sorriso,... Si faceva forza e cercava di non impensierirmi, ...eravamo giovani..., ci bastava poco per essere felici...”
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Un giorno, alla stazione, mentre aspettavo il treno di ritorno a casa, capitò di scambiare quattro chiacchiere con un Tale: “ Era un Buon Vecchio e così senza rendermi conto …, continuò mio Padre, … cominciai a parlare di cose che mi sono accadute durante la guerra, di cose che ho visto e che non avrei voluto vedere e a cui non potevo farci proprio niente. Fu quasi una liberazione, mano a mano che ne parlavo”.
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Il Buon Vecchio mi disse “Vedrò che cosa posso fare”, mi diede un indirizzo.
Solo dopo, seppi che era una persona influente del Vaticano, fu di poche parole ma mantenne la promessa perché a marzo iniziai a lavorare all’ U.N.R.R.A. (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), più precisamente nella sua derivazione Amministrazione per gli aiuti internazionali. Il  20/06/1948 sono stato assunto dall’INAIL.
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Quella persona non l’ho più rivista ,per anni ho cercato di rintracciarla, ma sembra apparsa e svanita nel nulla, come se non fosse di questo Mondo.
Gli devo Moltissimo.

2 commenti:

  1. Ma che bella storia del destino...perché ricca di coincidenze miracolose che, appunto, si manifestano solo quando imbocchiamo la strada segnata sul libro del destino (o futuro). Il nostro destino lo conosce solo il nostro daimon.

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  2. Marina
    Ciò che dici mi Sorprende Sempre!

    Ti Saluto
    con Simpatia

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