Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









giovedì 28 maggio 2009

COME TE POSSO AMA' (Autore Ignoto del XVIII sec.)



Era il canto dei rinchiusi nel carcere di San Michele sovrastante il piccolo porto fluviale che, a Roma, si chiamava di Ripa grande.
Qui i romani che usavano venire a bere il vino spagnolo, oppure siciliano, recatovi dai velieri, non potevano non tremare udendo questo appasionato canto d'un prigioniero, spesso politico, che dava sfogo, alla propria malinconia rievocando le scorrerie dei pirati moreschi giunti fin sotto quelle prigioni.

A tocchi a tocchi la campana suona
li turchi sò sbarcati a la marina.
Chi cià le scarpe rotte le risola
io l'ho già risolate stammattina.

Come te possò amà?
Come te possò amà?
S'esco da sti cancelli
quarchiduno l'ha da pagà.

All'erta all'erta la campana sona
li turchi sò arrivati alla marina
Viva li monticiani, evviva Roma,
Viva la gioventù trasteverina.

Come te possò amà?
Come te possò amà?
S'esco da sti cancelli
quarchiduno l'ha da pagà.

Amore Amore mannene un saluto
che sto qui a San Michele carcerato.
Sò addiventato un arbero caduto,
d'amici e da parenti abbandonato.

Come te possò amà?
Come te possò amà?
S'esco da sti cancelli
quarchiduno l'ha da pagà.

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