Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









domenica 18 settembre 2016

MERCANTI E TOPI


Che i modi di dire riassumano delle verità è un fatto inconfutabile. Saggezza popolare, esperienza quotidiana ci ricordano detti sentiti e ripetuti abitualmente, a volte senza soffermarsi troppo sul loro significato.

Fare Orecchie da Mercante  significa essenzialmente puntare a concludere la contrattazione salvaguardando essenzialmente il proprio interesse prima che considerare le esigenze del cliente … il fatto è che anche i clienti mercanteggiano, e avanzano le scuse più bislacche per strappare uno sconto … paventano concorrenti immaginari che praticano prezzi  estremamente bassi, pur pretendendo di comprare la tua merce … oppure sventolano la possibilità di favolosi acquisti, in quantità tali da riempire immaginari magazzini che non possiedono … e poi se gli acquirenti sono spalleggiati dalle mogli, meglio non fare le orecchie da mercante, ma diventare assolutamente sordo e in questi casi, ma non solo, ingoiarsi la lingua è sempre raccomandabile.

Fare la fine del sorcio significa semplicemente morire. Vi è mai capitato di vedere o sentire qualcuno che prende un topo di fogna vivo e lo addomestica? Sono una specie molto intelligente e fetente, hanno imparato molte cose da noi umani che certo non siamo migliori … per questo alla nostra vista fuggono e noi tentiamo di ammazzarli in ogni modo possibile come spietate SS.
La Storia ci ha insegnato a temerli, perché potenziali veicoli di malattie terribili … i topi hanno imparato che possono trarre vantaggio dalla vicinanza dell’uomo, ma devono essere invisibili e discreti altrimenti non vedranno la luce del giorno dopo … crescono e si moltiplicano tramandandosi questa semplice regola di sopravvivenza spicciola dalla notte dei tempi.
Un giorno, in un mercato rionale, sono entrato e c’era caccia grossa … un povero topolone cercava di sfuggire alle urla, colpi di scopa e di cassetta della frutta   di un manipolo inferocito di commercianti che per l’occasione avevano sfoggiato occhi , udito ed agilità feline … il ratto, correva come un forsennato, schivando, saltando , squittendo e sgommando tra urla, insulti e risate … poi l’uomo normalmente conosciuto come il più mite e tranquillo della schiera… quello che meno ti aspetteresti alcunché di malvagio, data la sua proverbiale flemma ... con un balzo fulmineo e una calcagnata è riuscito a spezzare la schiena al  topone che è morto all'istante … il quale, povero, si sarebbe potuto salvare unicamente esprimendo una disperata aggressività, attaccando anziché fuggendo … mettendo così fine a quella baruffa e spaventando i suoi assalitori.
Così è la vita, se pensi di fuggire o evitare gli ostacoli rischi di lasciarci la pelle, ma se reagisci forse hai qualche possibilità di scamparla franca. In fine mai sottovalutare le persone  buone semplici e miti, sono le più imprevedibili e sorprendenti, più della categoria degli sbruffoni e sbracioni, i così detti tipi svegli. 

 


venerdì 26 agosto 2016

NON SI DAVANO PER VINTI

Estratto da FURORE di John Steinbeck

 
Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell’Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo.
Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d’erbacce e d’ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante.
Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d’ogni singola baionetta verde.
Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d’un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d’una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.
Nei solchetti scavati dall’acqua la terra si sgretolò in rigagnoli di polvere minuta, tosto percorsi da innumerevoli processioni di formiche e formiconi. E sotto le sferzate ogni giorno più crudeli del sole le foglie del giovane granturco perdevano la loro baldanza e la loro durezza; s’inchinavano, dapprima, e poi, man mano che s’infiacchiva la loro colonna vertebrale, si prostravano.
E venne il giugno, e il sole diventò selvaggio; le strisce brune, sulle foglie del granturco, si estesero dagli orli fino a toccare le colonne vertebrali. Le ortiche si sfrangiarono, si raggrinzirono, invecchiarono.
L’aria era afosa e il cielo più pallido e di giorno in giorno la terra incanutiva.
Sulle strade, mulinate dalle ruote dei carri e trebbiate dai ferri dei cavalli, la crosta della massicciata andò in frantumi e creò la polvere. Le minime cose animate sollevavano questa polvere per aria: gli uomini camminando sollevavano nuvolette che s’alzavano fino alla loro cintola; i carri, nuvole più dense che raggiungevano le cime delle siepi; le automobili, nuvoloni che oscuravano il sole.
E a tutta questa polvere occorreva molto tempo per ricadere e posare.
Verso la metà di giugno le nuvole dei cielo, alte, pesanti, gravide di pioggia, si mobilitarono nel Golfo ed iniziarono la loro marcia di invasione nel Texas. Gli uomini nei campi levavano gli occhi verso di esse e annusavano l’aria e rizzavano diti bagnati di saliva per ragguagliarsi sulla provenienza del vento. I cavalli diventavano inquieti. Le nuvole passando lasciarono precipitare parte del loro carico e s’affrettarono ad invadere altre contrade, lasciandosi alle spalle il cielo pallido come prima e il sole feroce, e nella polvere crateri pieni d’acqua, e nei campi di granturco chiazze rinverdite.
Passate le nuvole arrivò un venticello che, sospingendole verso settentrione, faceva mormorar sommesso il granturco annaffiato. Passò un giorno e il vento aumentò d’intensità e di costanza. La polvere s’alzò dalle strade e coprì le ortiche dei fossi e si spinse anche addentro nei campi di granturco. Il vento si fece impetuoso e si accanì nel rodere la crosta lasciata dall’acqua nei campi. A poco a poco il cielo si oscurò, per i turbini di polvere che il vento sprigionava dalla terra e trascinava via. Il vento si fece più impetuoso e sbriciolò la crosta formata dalla pioggia e la polvere turbinò per i campi trascinando nell’aria piume grigiastre, come spirali di fumo.
Il granturco, flagellato dal vento, emetteva suoni secchi, rovinosi. La polvere impalpabile non ricadeva ormai più sulla terra, ora, ma si disperdeva nell’oscurità del cielo.
Il vento si fece ancor più impetuoso e guizzando di tra le pietre sollevava con violenza paglia e foglie morte e piccole zolle di terra, lasciando tracce al suo passaggio, al pari d’una nave tra i flutti.
Il sole splendeva rosso nell’aria oscura e fredda. Una notte il vento impazzò, zappò furiosamente la terra attorno alle radici del granturco, e il granturco si mise a lottare per difesa contro il vento agitando le sue foglie indebolite, ma nella lotta le radici risultarono denudate delle zolle di terra protettrice ed ogni pianta risultò inclinata nella direzione del vento.
L’alba venne, ma non il giorno. Nel cielo grigio apparve un sole rosso, un fioco cerchio rosso che emanava una scialba luce crepuscolare, e col progredire delle ore il crepuscolo ripiombò nella tenebra e il vento fischiò ed urlò sul granturco abbattuto.
Uomini e donne stavano tappati in casa, e quando dovevano uscire si annodavano una pezzuola davanti alla faccia per filtrare la polvere e portavano occhiali da automobilista per proteggersi gli occhi.
La notte fu nera come l’inchiostro, perché le stelle non potevano penetrare attraverso la polvere per raggiungere la tetra, e le luci accese nell’interno delle case non arrivavano nemmeno sull’aia. Ora l’aria e la polvere erano mescolate insieme in parti uguali. Le case erano ermeticamente chiuse, con tutte le fessure delle porte e delle finestre otturate da stracci; ma la polvere penetrava ugualmente negli interni, così impalpabile che risultava invisibile, e si posava come polline sui tavoli, sulle seggiole, sui piatti, sulle pietanze. Gli esseri umani se la spazzolavano di dosso, mentre strati di polvere s’erano accumulati sulle soglie delle case.
A metà della notte il vento s’allontanò e lasciò il paese in pace, perché l’aria densa di polvere smorzava ancor più della nebbia ogni rumore d’intorno. Le creature umane, coricate nei loro letti, udirono che il vento era caduto: fu il cessare del vento a destarle. Ma non s’alzarono, continuarono a giacere immobili tendendo l’orecchio al silenzio. Poi i galli cantarono, ma con voci smorzate, e le creature umane si rivoltarono impazienti nei loro letti aspettando il mattino. Sapevano che occorreva molto tempo alla polvere per ridiscendere a terra e lasciar pura l’aria. Difatti, venuto il mattino, la polvere restava sospesa come nebbia, e il sole era di sangue. Per tutta la giornata e così per tutto il giorno seguente piovve polvere, ricoprendo in modo eguale tutta la terra. Si posò sul granturco, s’accumulò sulle filagne delle staccionate, sui fili di ferro, sui tetti, sulle ortiche, sugli alberi.
Gli esseri umani uscirono dalle case e annusarono l’aria pungente e calda proteggendosi le narici contro la polvere. E i piccoli, i bambini, uscirono anch’essi, ma senza gridare, senza correre come avrebbero fatto dopo un comune temporale. Gli uomini s’appoggiarono coi gomiti sulle staccionate e osservarono il granturco rovinato, quasi secco ormai, con solo qualche strisciolina di verde sotto la pellicola di polvere. Gli uomini non parlavano, e si muovevano appena. E le donne uscirono di casa e vennero a mettersi vicino ai loro uomini per sapere se era questa la volta che i loro uomini si sarebbero dati per vinti. Le donne senza farsi vedere studiavano i visi dei loro uomini; perché al granturco si poteva, alla fin fine, rinunciare, purché fosse salvo qualcos’altro. I piccoli, lì vicino, disegnavano figure nella polvere coi diti dei piedi, e anch’essi inconsciamente studiavano i visi dei genitori, per vedere se si sarebbero dati per vinti. Studiavano le facce dei genitori e disegnavano figure nella polvere. I cavalli all’abbeverata, prima di arrischiarsi a bere, col labbro superiore spazzavano il pelo dell’acqua. Dopo un poco, i visi degli uomini perdettero la loro stupefatta perplessità ma acquistarono un’espressione dura, collerica, ostile. Allora le donne capirono che erano salvi, che gli uomini non si davano per vinti, e allora ardirono domandare: Cosa facciamo? e gli uomini risposero: Chi lo sa, ma le donne capirono che erano salvi, e i piccoli capirono che erano salvi. Le donne e i piccoli avevano l’intima convinzione che nessun disastro era catastrofico se i loro uomini non si arrendevano
   
Le donne rientrarono in casa alle loro faccende, e i piccoli cominciarono a giocare, ma con discrezione, sulle prime. Col progredire del giorno il sole, meno rosso, ricominciò a scaldare la terra impolverata.
Gli uomini, seduti sui gradini d’accesso alle loro case, s’occupavano a disegnar figure in terra servendosi di fuscelli o di sassolini. Non parlavano; meditavano, calcolavano.

DEDICATO A AMATRICE



Con l'Augurio di rivederla al più presto come era prima ...

domenica 21 agosto 2016

E' TARDI, E' TARDI ... DEVO SCAPPARE!


Sempre di fretta si va per questa Vita, che se non si corre pare che perdiamo l’ultimo treno partente dalla stazione nel deserto della nostra stupidità.
La fretta non ci aiuta e per lo più è causa di danni e perdite di denaro, per riparare ai danni.
A volte, diciamo così, scopriamo il rovescio della medaglia, perché come si sa non tutto il male viene per nuocere, e così può capitare che l’occasione di un nostro errore ci faccia riflettere e considerare ad esempio fatti e persone in una nuova luce.
Dopo questa premessa, vengo al fatto. Un pomeriggio di qualche mese fa  … esco di casa e appena chiusa la porta, realizzo di essere sprovvisto delle chiavi di casa … dimenticate sulla scrivania. Poco vale staccare Santi dal calendario o prendersi a sberle, la situazione non cambia … la porta resta chiusa e le chiavi restano sulla scrivania.
Vivendo, e aggiungo, bene da solo, non posso nemmeno sperare in un soccorso anche se dovessi aspettare delle ore. Le chiavi di casa custodite gelosamente, non si lasciano in giro a cuor leggero e speri che questa situazione (uscire e dimenticare in casa le chiavi) non si verifichi mai, e quando si verifica, pazienza , pensi qualcosa mi inventerò.
I pompieri vengono solo in caso di pericolo  e se c’è una persona all’interno con gravi problemi di salute non in grado di muoversi … se ricorri al fabbro rischi di dover spendere una bella somma di denaro per rimediare ai danni di una forzatura della porta … in qualche caso trovi pure un fabbro coscienzioso  che si presenta con una lastra e cerca di aprire la porta senza spaccare nulla.
Una normalissima lastra a raggi x delle ossa o dei denti (se abbastanza grande), ecco cosa ci vorrebbe … in ogni caso bisogna essere in due a fare l’operazione. Chiedo  aiuto al mio vicino del piano di sotto,  la moglie mi procura una delle sue lastre non recenti, e poi con il marito ci dirigiamo di fronte alla porta. Uno scuote la porta dalla maniglia , l’altro infila la lastra e risale lentamente fino a scavallare la linguetta della serratura,  unico meccanismo che tiene chiusa la porta senza aver dato mandate.
Detta così sembra niente, ma l’operazione richiede forza, destrezza, determinazione, pazienza e tanta calma.  Dopo vari tentativi, dopo esserci scambiati le funzioni  del battere la porta e del far risalire la lastra … stanchi e grondanti di sudore sentiamo il tanto atteso click e la porta aprirsi davanti a noi, che non ci crediamo ancora,  e sorpresi, ci scambiamo il cinque e ci si abbraccia dalla gioia.
Quasi non ci credevo e temevo il peggio, ma grazie al cielo tutto è andato bene. Il vicino ha superato i settanta anni e devo dire che sono rimasto sorpreso dalla sua ostinazione ad aiutarmi ad aprire quella porta, tanto che riconosco che senza il suo aiuto non ce l’avrei potuta fare da solo … anche la moglie non ci ha pensato un attimo a trovarmi una lastra per tentare la manovra dell' apertura dell'uscio, mai eseguita prima di allora … si insomma ad aprirsi da quel giorno sono state due porte oltre a quella di casa, quella del cuore.

martedì 16 agosto 2016

VILLALAGO (AQ)


lunedì 15 agosto 2016

LE STATISTICHE TELEVISIVE: MA CHE FINE HANNO FATTO?


Rivedendo le cronache giornalistiche televisive degli anni sessanta e settanta , non si può fare a meno  di notare la costante presenza delle statistiche.  E’ un continuo sciorinare dati, cifre e confronti con quelli di qualche decennio prima , per far toccare con mano la crescita del benessere, il tempo  trascorso ed i progressi materiali ed economici conquistati dagli italiani. Così se un operaio nel 1902 aveva diritto a due giorni non retribuiti di ferie a Ferragosto, si è saliti a ben 24 gg retribuiti nel 1970!
Negli anni settanta non c’è più distinzione tra operai ed impiegati, riguardo al numero di gg di ferie …  Poi seguono le statistiche riguardo al mezzo di trasporto più utilizzato nei giorni di ferie, ovviamente l’automobile la fa da padrona.
Le località preferite, in genere si resta nel territorio Nazionale, ma ci sono sempre maggiori italiani che vanno all’Estero per vacanze … ovviamente da non confondere con chi si reca all’Estero per rimanerci dopo aver trovato una decente sistemazione, su questo magari si stende un velo pietoso … perché l’Italia del Boom economico risalta maggiormente i numeri degli italiani del Sud che si sono spostati a Nord, piuttosto di quelli che sono andati in Germania, Svizzera etc …
Allora la questione immigrazione, l'approdo dei nuovi troiani, il problema inverso dell'esodo italico verso l'Estero, non era neppure immaginabile, ma del resto anche le questioni sociali del Terzo Mondo erano appena delineate, stilizzate o rappresentate dai soliti stereotipi dell’immaginario occidentale... troppo dediti a far statistiche, che la guerra, la miseria e la fame non era ancora un ricordo lontano, ma vissuto appena qualche decennio prima sulla propria pelle.
Rivedere quei filmati con la consapevolezza di oggi noti un’esasperata ed ostentata corsa al consumismo, un comando reiterato e sibillino a modelli di comportamenti dettati dalla tv, con leggera disinvoltura, tra una risatina e l'altra … perfino chi va in direzione ostinata e contraria trova la sua non esaltante rappresentazione nel Rag. Fantozzi, che non è affatto un personaggio comico … ma tremendamente tragico … un borden line, come si direbbe oggi, suo malgrado, in fondo ha un titolo e un posto fisso, anche quando disperatamente cerca di adeguarsi ai suoi tempi o a quello che è la parola d’ordine imperante … non più Vincere e Vinceremo, ma  Consumiamo e Consumeremo!

domenica 14 agosto 2016

LA CHIAVE GIUSTA


Sabato 13 Ago, giornata fiacca, complice il clima vacanziero e la ridotta densità della popolazione. Una manna per chi si sposta in auto, niente traffico, niente nervosismi e pochi matti che girano sempre di corsa e che suonano il clacson al semaforo, dopo due secondi e mezzo allo scatto del verde.
Giorno senza dubbio poco stressante, ma effettivamente gli affari  ne risentono … in pratica non si batte chiodo, non si vende e non si incassa.
I mercati rionali sono poco frequentati, molti banchi sono chiusi e i pochi aperti hanno preventivamente provveduto a fare scorte di materiale. Ridotta attività nei mercati contadini a Km 0 …  i pochi che conosco ancora aperti a Roma di certo non li lascio scoperti, ma il clima di smobilitazione vacanziera  non aiuta e in qualche caso si prova il senso di girare a vuoto inutilmente, che cala perfino il piacere di fare quattro chiacchiere … in ogni caso qualcosa si vende e qualcosa si acquista, memore della ricchezza di gusto e del piacere di concedersi un buon pasto per Ferragosto.

Calura estiva quel senso di non so ché che mortifica, e allora bisogna reagire, trovare la scossa e voglia di fare quel qualcosa in più che rende la giornata indimenticabile. 
D’emblée  decido di puntare verso Rieti, per la precisione Terminillo a Pian dei Valli, 91 Km da Roma, 1.620 metri sul livello del mare. Prendo la Salaria ed il viaggio è spettacoloso, tra il verde ed il sole alto di mezza mattina, in un cielo blu senza nuvole.
Seguo le indicazioni stradali, è facile arrivare alla meta e la salita su per i tornanti della montagna lascia vedere un paesaggio della vallata Reatina che inebria il cuore e l’Anima, rende quel zinzicarello felice che cambia completamente il ritmo della giornata.
So che la Coldiretti ha organizzato un mercatino aperto il fine settimana, ovviamente non so chi troverò e se acquisteranno qualcosa … ma il cambio di aria, che per altro mi ha messo un certo languorino … sento che mi sta facendo bene e mi sprona a non perdere la Speranza, in ogni caso ne vale la pena, anche se non dovessi vendere niente .
Lungo il percorso da Roma alla meta, incrocio molte località a me familiari, mia Madre è Sabina e i suoi parenti erano e sono commercianti che quelle zone conoscono a mena dito … sento una familiarità dei luoghi  che mi sprona a non essere timido e a non perdermi d’animo.
Su per la salita l’auto carica di merce, non arranca, ma prosegue spedita e sciolta, sembra che mi conduca alla meta con movimento proprio e del tutto autonoma dalla mia guida, forse perché sono preso a guardare il panorama, gli alberi, le rocce; a respirare a pieni polmoni quella fresca e leggera aria, e poi l’avventura di quel viaggio non programmato, deciso all’ultimo minuto mi Galvanizza.
Arrivato a Pian dei Valli, riconosco le Gialle Bandiere della Coldiretti, c’è anche un mercatino di vintage e questo predispone al meglio la riuscita della gita fuori porta. Appena parcheggio un gruppo di amici mi accolgono con simpatia … sono abitudinari  del Mercato di S. Teodoro, di Egeria, di Piria, di Tiburtina e di Capannelle … titolari di Aziende agricole sabine che ho imparato a conoscere, persone semplici e dirette con cui fa piacere scambiare quattro chiacchiere e magari fare qualche scambio .  Da loro arriva il senso della sorpresa: fin qui arrivi!  Il tono ravvisa  una nota affettuosa che riempie gli occhi di tutti di un sorriso  che fa straripare il cuore di emozioni sincere, farcite di battute e prese in giro, ma il senso del rispetto è tangibile e mi sorprende.
Giro per la piazzetta dove sono appostati i vintage, qualcuno compera anche se ha già materiale … fa scorta, pensa positivo ed è cordiale … così conosco una simpatica signora umbra della Cascata delle Marmore che vende cinture, portafogli e borse in pelle confezionate da suo figlio … un giovane con due lauree, di professione  scenografo,  macinate e poco valorizzate dallo spietato mondo del precariato, la cui parola d’ordine è ti sfrutto fin che mi fai comodo, magari ti pago poco e male, quando ti pago, e comunque mi devi dimostrare gratitudine perché ti fai un curriculum. La Mamma, ancora giovane e carina, giustamente sottolinea che il CV non aiuta a fare la spesa e che essere mortificato nelle proprie capacità per mero egoismo e scarso senso del Mecenatismo ha spinto il giovane ragazzo ad industriarsi in qualcosa che lo ripaga economicamente e spiritualmente: in effetti è bravo davvero come artigiano del cuoio.
Qualche banco più avanti conosco Oreste, un bimbetto sveglio e simpatico di sei anni o poco più , che ha messo il suo banchetto di areoplanini e macchinine, vicino a quello del Nonno  che lo accompagna … scambio qualche parola con il piccolo Oreste e gli regalo un panno microfibra azzurro come la maglia della Nazionale di calcio, per spolverare la sua mercanzia, qualora ce ne fosse bisogno:-)  il Nonno , con tono pacato ma perentorio, gli dice … Oreste , ringrazia il Signore del regalo, guardandolo negli occhi! Non a testa bassa … il bimbo è alto un soldo di cacio ed è un timidone, ma quella esortazione non  è affatto fuori luogo … lo sguardo diretto racconta più di mille parole... così come la cura con cui piega e ripone il panno. Poi il Nonno si preoccupa di coprire il capo del bimbetto con un cappello, il sole picchia forte, nonostante il tendone … ritrovo una preoccupazione spesso sottolineata dai racconti di mia Madre quando gli zii giravano per i mercati.

Più in la scorgo una bella ragazza di trenta quaranta anni, intenta a confezionare collane, bracciali ed orecchini assemblando e componendo piccole opere d’arti … scambiamo qualche parola, è simpatica e solare, ma al tempo stesso riservata e schiva. E’ romana, mi colpiscono gli occhi ed il suo sorriso … mi dice che quando crea, si isola dal resto del Mondo e non ha il senso della fame o della sete …. Conosco quel genere di difesa, che esercito per altra via attraverso il computo di numeri  … contare per me ha lo stesso effetto … una difesa che a volte imprigiona … Lei è un’infermiera professionale, si vede quando appoggia le cose sul banchetto, lo scrupolo professionale ed il gesto rivelano un altruismo che disarma … la esorto a non chiudersi troppo , senza dire altro, la guardo e provo un senso di tenerezza, non ricordo il suo nome, credo che non glielo abbia chiesto … gli regalo un microfibra e Lei ricambia con una sua composizione: una chiave e un cuoricino con la serratura. Il cartoncino  ha sotto scritto il titolo: La chiave giusta.
Questa volta è Lei che mi sorprende.
Le bancherelle restano ancora per due giorni … decido oggi di ritornarci!

sabato 30 luglio 2016

FIUME IN PIENA


La rabbia di una persona assomiglia ad un fiume in piena, se non adeguatamente arginata dall’autodisciplina  e dalla ragione, ma soprattutto da un occhio indulgente che riconosce i propri errori e limiti per non giudicare con troppa severità l’altrui agire.
Incontro un conoscente, chiamiamolo Gino, ma non è il suo vero nome, ne vi dirò il luogo per ovvi motivi che poi voi avrete modo di comprendere. Gino unico dipendente lavora per un commerciante, e si da molto da fare a vendere a sistemare la merce … il suo lavoro si esplica per lo più nelle ore notturne e a mezza mattinata ha praticamente terminato la giornata di fatica. Io lo paragono ad un instancabile segugio a caccia di tartufi … sempre operoso come una formica, corre e fa fronte ad ogni necessità che sia stipare la merce nello spazio dedito alla vendita, nell’accogliere e seguire i clienti e dato che di denaro ne maneggia è una persona di spiccato senso dell’onestà, dal momento che sono sedici anni che lavora in quel luogo ed ha la massima fiducia del suo capo e titolare dell’impresa: una piccola ma affermata impresa familiare, dove tutti si danno da fare giorno dopo giorno instancabilmente da più di tre generazioni.
Qualcosa deve aver ferito Gino nel profondo, se oggi al mio saluto e dopo qualche parola ha cominciato a parlare senza mai smettere e darmi modo di interloquire se non alla fine … era uno sfogo, umanissimo , di chi non riusciva a capire la cecità e l’irresponsabilità del figlio del commerciante, ragazzo poco più che ventenne, così mal disposto a darsi da fare … sempre con la testa altrove, sempre stanco e svogliato … che antepone il divertimento, lo svago al dovere … all’impegno. Ho 35 anni e da 16 mi faccio il mazzo … da quando ne avevo 19 mi sono sempre dato da fare … e se uscivo per divertirmi, ad una certa ora rincasavo … ma non sono mai mancato dal lavoro il giorno dopo, perché la sera prima avevo bevuto, fatto le ore piccole o la notte bianca in buona compagnia … se c’era da correre di più, non uscivo. Oggi i giovani sono demotivati, sembra che il loro unico pensiero sia di divertirsi, sballarsi, poco propensi a sacrificarsi, a rinunciare e soprattutto a lottare: una generazione di smidollati inutili per se che agli altri. Hanno la vita facile e vogliono tutto subito e se non lo hanno, non hanno le palle per impegnarsi.
Bè Gino ci vai pesante, sei caustico e poi generalizzi e semplifichi troppo … non tutti sono così. Vedi ,mi risponde alzando la voce … ed è proprio arrabbiato, prendi il figlio del proprietario lavora e non lavora … sembra che fa un piacere a qualcuno, che vorrebbe essere altrove , sempre così svogliato… non si rende conto che finché c’è il Padre le cose   gli vanno bene, ma dopo? …. Alle prime difficoltà che farà?  Chi può dirlo, gli dico? Per Gino non ci sono speranze perché al suo parametro di giudizio non è pronto ad affrontare la Vita e teme che non lo sarà nemmeno in futuro … ne è certo! Troppe vinte da parte dei Genitori … troppo indulgenti, lasciano fare e non correggono l’atteggiamento del ragazzo, che ha 23 anni e che dovrebbe essere già un uomo responsabile.
Penso che Gino come tutti coloro che non sono a loro volta Padri di famiglia, non riescono a vedere quanto sia difficile oggi educare e crescere dei figli … tutto si concede, si cerca di dare quanto più sia possibile e che negare qualcosa per educare è più facile a dirsi che a farsi … In ogni caso non è facile giudicare, non si dovrebbe mai … si finisce sempre per marchiare una persona a vita, magari ingiustamente. La consapevolezza è un dono, a volte c’è concesso prima del tempo, altre volte si deve faticare per raggiungerla a prezzo di laceranti sofferenze.  In ogni caso il figlio del commerciante a suo modo fa del suo meglio, per quanto gli è concesso di fare dalla situazione in cui è calato … la vita non gli ha messo il fuoco nel culo come a Gino … che per una qualche ragione ha dovuto darsi da fare ed essere indipendente prima del tempo (Anche se il suo risentimento mi sconcerta e non lo capisco) … Non so quali rapporti professionali intercorrano tra Gino ed il figlio del commerciante, anche se posso intuire che non devono essere proprio buoni e sintonici.
Fai qualcosa .. educalo instancabilmente al rispetto del lavoro e degli altri, diventa a tua volta un faro un mentore … dona qualcosa di Te, che resti per sempre, non limitarti a criticare, ad annegare nell’astio … lotta per cambiare il suo ed il Tuo destino in questa azienda.
Una guerra persa? non è di tua competenza è vero ...  ma se tieni al tuo lavoro, se hai della riconoscenza nei confronti dei tuoi datori di lavoro, che oltretutto dimostrano  di riporre fiducia e riconoscono i tuoi meriti, ricambia con un atteggiamento meno rancoroso, cerca di comprendere e se ti accorgi che qualcosa non va veramente ... parlane chiaramente senza remore e esprimendo il tuo dissenso quando vedi qualcosa di profondamente sbagliato.

Sii sincero, dopo 16 anni è il miglior modo di esprimere la tua lealtà e concreta collaborazione. Nel caso ti richiamino a restare nello stretto ambito delle tue competenze e a non immischiarti delle loro questioni familiari, non crucciartene e ritrova la tua serenità osservando con occhio maggiormente indulgente e distaccato lasciando correre e continuando a svolgere il tuo lavoro come sempre... continua ad educare, non a parole, ma con i fatti e con il buon esempio, come dovrebbe fare un buon Padre di famiglia... ti auguro che arrivi quanto prima il giorno che anche il figlio del commerciante apprezzi i tuoi meriti, onorandoti con il dovuto rispetto.

sabato 16 luglio 2016

TUTTO IL MONDO E' PAESE


14 Luglio ore  18.00 mi arriva una telefonata: Ciao, senti domani al mercato contadino di via tiburtina al banco macelleria mi servono 20 kg di carta accoppiata 37x50 e altrettanta della misura ridotta 25x37 … rispondo  che non c’è problema … certo la telefonata mi arriva con poco margine di tempo per organizzarmi, ma vedo quello che posso fare … mai perdersi  d’animo.
Chiamo Robin,  un Italo Bangla, fornitore di carta e mi dice che ha  la misura 25x37, qualche dubbio per la 37x50 che deve controllare in ogni caso fino alle 21.00 è in magazzino per fare posto alle nuove consegne di merce previste per il giorno dopo.
Arrivato in magazzino alle 20.00 prendo la carta accoppiata, ma il mio amico mi dice che la 37x50 disponibile è solo quella con stampa Halal e scritta boucherie mussulmana … e aggiunge intelligentemente sicuramente  per una macelleria tipica italiana non è adatta. Lo so, ma io non sono un tipo che si scoraggia … al motto “Tutto il Mondo è Paese” va bene lo stesso, la carta è buona che poi la stampa sia Halal o Kosher  o tradizioni italiane … che ce frega! È sempre carta da macelleria … mica un testo sacro religioso!  Lui mi guarda sorridendo… e facendo spallucce, come per dire guarda che ti ho avvertito, che non è così.
Lo so sono un ingenuo e mi faccio prendere dall’entusiasmo … pensa gli dico  un’azienda agricola tradizionale di un paesotto di Rieti che si fa portatore di un messaggio di pace, di condivisione e Tolleranza … un ponte ideale oltre le altre sponde del Mediterraneo … una bella iniziativa dal  cuore della Sabina … mentalità contadina tradizionalmente cristiana ed osservante … dove tutte le cittadine hanno mura, rocche e torri di avvistamento e che nel medioevo … hanno visto molti signorotti con la croce cucita partecipare alle crociate … immagina da quella terra un ponte ideale , non un muro … e poi l’olivo non è per tutti la pianta dell’unione e della Pace?
Dai dai dammi quella carta … Si però … mi sta per dire Robin … ancora, su niente pippe mentali … dai:-)
Il giorno dopo senza aver avuto modo di ascoltare le notizie di quanto avvenuto la stessa sera alle 22.30 a Nizza … telefono per avvertire il cliente che ho la carta … e Lui esulta ! consapevole del poco tempo a mia disposizione per risolvere il problema … poi gli dico che cosa ho trovato e gli dico il progetto, il senso di quella carta  … Lui mi ascolta in silenzio … profondo silenzio …  percepisco un senso di sbalordimento, come dire “ma questo qui è fuori di testa” … li per li non ne afferro il senso, ripeto non avevo alcuna notizia dei fatti di Nizza … poi educatamente mi chiede di trovargli la carta accoppiata tradizionale italiana … che ho tutto il tempo per provvedere, senza urgenza.
Il 15 luglio è stato un venerdì molto intenso, fitto d’impegni che non hai il minimo tempo di vedere la tv o sentire la radio, ne parlare con alcuno di cose diverse dal lavoro … passo di fronte alla Moschea  di Parioli e mostro la carta ad un macellaio mussulmano che si stupisce vista la qualità della carta e non solo per quello … ma di carta ne ha davvero stoccata tanta che solo a settembre prossimo possiamo riparlarne … mi saluta con area sorpresa, ma ormai mi conosce e c’è poco da sorprendersi.
Passo al piccolo mercato di Parioli … li conosco qualche banco di macelleria … uno appena gli dico il prezzo ed il formato … mi dice entusiasta …daje portamela subito … si però …poi gli spiego, e quello … cheee ma che sei mattociò 4 clienti e me dai pure quella cartacosì perdo pure quelli …no no lascià sta …semmo itajani che centramo noi coi mori … percarità e per l’amor  di Dio … appunto gli dico io … e quello se segna con la croce, con quella gente nun ce vojo avè che a spartì nulla … lassa sta … e va bene amico mio non ti arrabbiare, come se non ti avessi detto niente.
Un altro banco mi guardavano come se fosse un marziano a proporgli chi sa quale pazza idea … senti noi non siamo, ne ebrei, ne mussulmani … ma siamo italiani … hai presente Dante, Garibaldi, la Nazionale … Fratelli d’Italia etch etchche centramo con quella carta, facce capì … ponte, pace olivo … ma che stai a dì … daje morè lasciace lavorà, dacce un tajo … ripassa n’artra vorta … ciao bello ( nun ce scoccià …in breve).
A quel punto riportai la carta a Robin che senza fiatare l’ha ripresa e senza dirmi nulla del tipo te lo avevo detto … mostrandomi  rispetto in ogni caso e questo mi ha fatto piacere .
Trovata la carta tradizionle da un altro fornitore … l’ho poi consegnata … quando ho saputo della notizia sono rimasto esterrefatto, per le modalità del caso … che mi ha fatto cantare in contro tempo … ma la cosa che ho capito è che mussulmano rievoca brutte cose che la cronaca ci propone, ed innalza muri ideali … e questo fa a pugni con l’esperienza quotidiana, perché conosco persone mussulmane che non hanno nulla a che fare con la violenza e l’esaltazione di pochi fanatici e questo è più diffuso di quanto si creda :
La gente comune, la gente semplice, di ogni fede, desidera solo una cosa: LA PACE.

domenica 10 luglio 2016

COSE NOSTRE


Venerdì  scorso  8 luglio, non sono rientrato tardi e quindi ho avuto tutto il tempo per prepararmi  una cena decente, e distrattamente ho lasciato la tv accesa sul primo canale … senza degnarle più di tanto della mia attenzione.  La tv in questo caso è un riempitivo, un sottofondo che accompagna  le ore serali … e quando finalmente sono a tavola e mi distendo, di fronte ad un buon piatto, credetemi  non frega niente di che cosa passi per lo schermo.
Quella sera ad un certo punto mi ritrovai con la forchetta sospesa a metà strada, tra il piatto e la mia bocca … non potei far a meno di guardare la tv, rimanendo sorpreso per quanto stavo ascoltando . Per un attimo pensai di essere su Rai Storia, ma no quella sera ero sintonizzato su Rai 1 … in prima serata e sentivo parlare di Calabria, di gente onorata … quella vera che nonostante tutto, il prezzo che devono pagare continuano a vivere e a lavorare  li.
La storia del buon Dottore Oculista in pensione, calabrese, che ama la sua casa ed il Podere di famiglia tanto da trasformarsi in un contadino mi è arrivata diretta al cuore … senza passare dal cervello, senza filtri e pregiudizi … la sua ostinazione a non cedere alle angherie di chi non gradiva recinzioni sulle terre normalmente dedicate al pascolo delle vacche … una servitù feudale dovuta e pretesa,  non contrattuale  di due parti consenzienti    che si incontrano e si accordano …  A Fortunato De Rosa non andava proprio giù quella pretesa di pascolo sulla sua terra, di quelle vacche intoccabili, perché da tutti temute e da nessuno scacciate … per questo appellate sacre come le vacche indiane. Il dott. De Rosa ha denunciato questa arroganza ed è stato ucciso in un agguato mentre tornava a casa in macchina. Tutto questo raccontato con un sorriso, a tratti strozzato dalla rabbia o dalla commozione,  dalla vedova  di Fortunato De Rosa, Viviana Balletta, vive ancora a Locri e continua a coltivare i terreni di Canolo sull’Aspromonte.
Antonino Bartuccio, ex  sindaco di Rizziconi, che vive sotto scorta per aver denunciato le ingerenze delle cosche nel suo paese.  Bartuccio non è più sindaco perchè a Rizziconi nel 2011, sotto la spinta della ‘ndrangheta, si sono dimessi tutti i consiglieri comunali e la giunta si è sciolta.
Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi nel settore edile, che vive sotto scorta da più di 15 anni, ovvero da quando non si è voluto piegare al volere delle cosche Bellocco-Piromalli, subendo ogni atto di intimidazione e ogni tipo di minaccia.
Antonino De Masi, imprenditore di Gioia Tauro, lavora nell’area portuale nonostante abbia subito minacce e attentati, fra cui 44 colpi di kalashnikov esplosi sul suo capannone. L'azienda De Masi,  negli anni ’90, è stata la prima a chiudere per mafia in seguito a un attentato dinamitardo. Oggi la famiglia De Masi vive blindata e continua a produrre in Calabria.
Quello che più mi ha colpito in tutte queste storie , e che in ogni caso ne rappresenta una nota ricorrente fondamentale … queste persone hanno trovato la forza di non mollare, grazie a uomini dello Stato e delle Istituzioni che realmente sono contrapposte all’ndrangheta e a tutte le mafie … Quando degli anonimi  servitori dello Stato Onorano di fatto la loro funzione con impegno e sacrificio, dal sapore di altri tempi, che fortunatamente non tutto è corruttibile e corrotto nel Nostro Paese allora è possibile che imprenditori, amministratori o semplici cittadini non si sentono abbandonati, costretti a cedere ai ricatti, ma trovino la forza di opporsi.
La Rai in questo contesto esplica una funzione civile di massima potenza, ponendo i riflettori su questi casi ne rendono i soggetti praticamente  inviolabili, non isolati, dimenticati  … quando l’opinione pubblica è correttamente informata è troppo rischioso colpire  quei soggetti, se non a rischio di nuove leggi o provvedimenti punitivi e limitativi ai traffici delle mafie.
In questi casi gli indici di ascolto non hanno rilevanza  …. ma l’intelligenza narrativa dello staff di questo programma arriva ... sa arrivare a molte persone grazie ad uno stile semplice, mai ridondante o edulcherato ... con interviste e chiarimenti tutt'altro che sibilline. 
Ricordiamo alcuni nomi: Emilia Brandi e di Giovanna Ciorciolini, Mauro Caporiccio, Riccardo Pintori, Carlo Puca, Andrea Doretti.  

lunedì 20 giugno 2016

CIBO VERO


I fine settimana lavorativi non sono poi così pesanti.
I mercatini di Campagna Amica, Slow food  e i mercatini contadini mi hanno fatto riscoprire la vera tradizione italiana in fatto di cibo … gusto ricco e raffinato di ortaggi, vini, oli, formaggi … che si fatica a ritornare all’ordinario del super market  di quartiere.
Neanche i mercati rionali riescono a stare al passo anche se fanno di tutto per esserlo … ma i prodotti delle aziende agricole a Km 0 sono insuperabili … anche il latte ed il pane hanno altri sapori … 
 d’un tratto ti ritrovi inevitabilmente  di ” vero gusto dipendente” e non puoi più farne a meno.

martedì 3 maggio 2016

IL MONDO E' ...

Come Te lo Immagini!

Buono o Cattivo, entrambi in giusta misura o massimamente ingiusto ... in ogni caso focalizzerai l'attenzione sugli aspetti che hai deciso di cogliere preventivamente: per avvalorare la Tua Tesi ... il Mondo è ... 
Ingenuo è quello che si fida, sciocco è quello che fa danni a se stesso e agli altri, accorto quello che non si fida ... ma alla fine della fiera sbagliando si va avanti e siamo un po' ingenui, sciocchi ed accorti allo stesso tempo o in occasioni diverse, anche perché volendo essere monolitici totalmente ingenui o sciocchi o accorti non ci riusciremmo ... grazie all'imprevedibilità degli eventi e delle loro conseguenze.  
Accontentiamoci in questa vita di barcamenarci.

lunedì 25 aprile 2016

PARLANDO DI PUBBLICITA' PESTE NERA E CAMPAGNA AMICA, VE PARE POCO?


Alle mamme troppo apprensive, quelle che rappresentano il target preferito delle aziende produttrici di prodotti per l’igiene della casa. Tranquillizzatevi un attimo … fate un bel respiro ed ora ascoltate: Nel 1348 in Europa si ebbe la prima devastante epidemia di peste nera.  Metà della popolazione europea fu sterminata in meno di due anni … si calcola approssimativamente che morirono tra i 20 e i 25 milioni di persone. Noi siamo i discendenti dei superstiti alla morte nera e nel nostro DNA abbiamo ricevuto dai nostri progenitori  anticorpi  che ci salvaguardano  più che sufficientemente  se non abbondantemente da molti flagelli epidemici.
Ehhh  va meglio?  Rilassate e più tranquille? I vostri bimbetti sono più forti di quanto la pubblicità non voglia ammettere!
Una curiosità: La scala della chiesa di Santa Maria d’Aracoeli fu costruita nell’anno 1348, per volontà popolare come ringraziamento per la fine della grande pestilenza.  Cola di Rienzo, secondo la tradizione popolare, fu il primo a salire gli scalini.
Questa grande scala nel ‘700 era il ricovero notturno preferito dai contadini che venivano a Roma per vendere i loro prodotti ... l’idea della filiera corta e dei mercati contadini tanto in voga oggi, sono nella tradizione secolare delle città … ma al principe Caffarelli, che abitava nei pressi della scalinata i bivacchi dei contadini proprio non li sopportava (solita storia: io sono io e voi non siete un cazzo) … tanto che una notte fece ruzzolare giù dalla scalinata delle botti piene di sassi causando morti e feriti … pare che da allora non ci furono più bivacchi dei contadini di passaggio. Viva sempre la Repubblica, quella che questa giornata ha contribuito a far nascere,   direi senza alcun dubbio :-)
Se vi capita di trovarvi nei paraggi fate una visita sabato e domenica all’ex mercato del pesce ebraico, in via S.Teodoro … dove c’è uno dei principali mercati di Campagna Amica, prodotti a Km 0.

 

domenica 27 marzo 2016

IL SEGNO DEL NOSTRO TEMPO


Impensabile qualche decennio a dietro ed ora segna la mia vita sorprendentemente, anche se non ne percepisco la straordinarietà, ma considero il tutto molto naturalmente. Auguri di Buona Pasqua a Amici, Colleghi, Clienti … a gente di ogni parte del Mondo, di ogni Credo religioso … umanità solo apparentemente differente, ma sostanzialmente uguale, indistinta nel dimostrare gioia, sorpresa, calore e voglia di condividere e rispondere ad un ideale abbraccio, riassunto in queste due semplici parole e null’altro: Buona Pasqua!
PS chissà in un futuro prossimo potremo anche scambiare gli auguri siderali ed intergalattici ... e magari ci arriverà un messaggino SMS di risposta da un cordiale ed educato omino verde con le antennucce ... bizbiz 161 augura a tutti serene feste sulla sfera blu.

domenica 13 marzo 2016

QUANDO MI AMAI DAVVERO

"Quando mi amai davvero, compresi che in ogni circostanza mi trovavo nel posto giusto al momento giusto. Fu a quel punto che riuscii a rilassarmi. Oggi so che tutto ciò ha un nome… autostima.
Quando mi amai davvero, riuscii a comprendere che l’angoscia e la sofferenza emotiva non sono altro che segnali i quali indicano che stiamo andando contro le nostre stesse verità. Oggi so che questa è…autenticità.
Quando mi amai per davvero, smisi di desiderare che la mia vita fosse differente e cominciai a vedere che tutto quello che succede contribuisce alla crescita. Oggi so che questo si chiama… maturità.
Quando mi amai per davvero, cominciai a comprendere perché è offensivo cercare di forzare una situazione o una persona solo per raggiungere quello che desidero, pur sapendo che non è il momento o che la persona (alle volte io stesso) non è preparata. Oggi so che il nome di tutto ciò è… rispetto.
Quando mi amai per davvero, cominciai a liberarmi di tutto quello che non fosse salutare: persone e situazioni, tutti e ogni cosa mi spingesse verso il basso. Inizialmente la mia ragione chiamò questa attitudine col nome di egoismo. Oggi lo chiamo…amore per se stessi.
Quando mi amai per davvero, smisi di preoccuparmi se non avevo tempo libero ed evitai di fare grandi piani, abbandonai i mega-progetti del futuro. Oggi faccio il giusto, quello che mi piace, quando voglio e secondo il mio ritmo. Oggi so che questa è…semplicità.
Quando mi amai per davvero smisi di voler avere sempre ragione e, in questo modo, sbagliai molte meno volte. Così scoprii… l’umiltà.
Quando mi amai davvero, smisi di chiudermi a rivivere il passato e di preoccuparmi per il futuro. Ora mi attengo al presente, che è dove la vita si manifesta. Oggi vivo un giorno alla volta. Questa si chiama… pienezza.
Quando mi amai davvero, compresi che la mente può tormentarmi e ingannarmi. Ma quando la dispongo al servizio del cuore, è una valida alleata. E questo è… saper vivere!
Non dobbiamo avere paura di metterci in discussione…persino i pianeti si scontrano e dal caos nascono le stelle."

Charles Chaplin