Questo pupazzetto non ci rappresenta, ma esprime lo stato d'animo della precarietà,
a cui non Vogliamo Assomigliare ...
la scelta è ... In Direzione Ostinata e Contraria
D.O.C.









sabato 29 agosto 2015

LA QUADRATURA DEL CERCHIO

Come si può conciliare una politica di riduzione della spesa pubblica, attraverso la formula della pur lodevole (almeno nelle intenzioni) spending review  ... che per i più smaliziati e pessimisti si traduce in un sicuro taglio del welfare, con lo Tzunami Umano nel Mediterraneo e nei Balcani, costituito non da onde di acqua ... ma da una immensa folla di gente intenzionata a trasferirsi in Europa?
 
La statistica quotidiana degli affondamenti nel mediterraneo evidenzia un problema grave ... ma ancora più grave è la folla che attende l'imbarco ... e c'è da domandarsi tutta questa gente che fugge dalla miseria, dove reperiscano cifre valutate con approssimazione di circa 15.000 dollari Usa per garantirsi una speranza di futuro.
 
L'arrivo dei boat people  richiede strutture di accoglienza, spese mediche, spese di assistenza oltre che a misure di maggiore sorveglianza e sicurezza del territorio ... La coperta è ovviamente corta ... ed inevitabilmente questo porterà  a sempre meno diritti e tutela sociale per le attuali classi meno fortunate dell' Europa  .... i cittadini di serie B, C ... D e nuove guerre tra poveri si annunciano all'orizzonte.
 
La classe politica attuale ... già fin troppo distante dai problemi della gente comune, troppo legata alle questioni dell'Alta Finanza ... come può concepire una qualche iniziativa in grado di risolvere un terremoto sociale di massima potenza?
Le immagini rassicuranti di uomini in mascherina e tuta, militari e civili della sanità che si prendono cura di qualche centinaio di nuovi sbarcati ... da un senso di efficienza e di capacità operative ... ma di certo non basta per tutti ...
 
 I nuovi valli costruiti nei Balcani, il filo spinato e l'uso dell'esercito per arrestare l'invasione ... non è certo la soluzione del problema ... ma semplicemente un modo per schivarlo, senza successo ... risorse sprecate per nulla.
 
Esigenze di controllo della Spesa Pubblica, stabilità di Bilancio, riduzione del Debito Pubblico ... il cuore dell' Attuale Politica Europea , per non parlare della disoccupazione del rilancio dello sviluppo economico e via cantando ... l'Europa dei Banchieri e l'Europa dell'Accoglienza e della Solidarietà, con tutto quello che ne deriva ... non sono forse due rette destinate a correre parallelamente senza mai incontrarsi?
 

giovedì 20 agosto 2015

LO STRANO CASO DI PHINEAS GAGE


Siamo nel New England, alla fine dell’estate del 1848. Phineas P. Gage, venticinquenne caposquadra di un’impresa di costruzioni, sta per precipitare dalle stelle alle stalle.



  Gage lavora per la Rutland & Burlington Railroad: a lui è affidata una squadra numerosa di operai, con il compito di gettare i binari per una nuova linea ferroviaria che attraverserà il Vermont.
Nelle due settimane precedenti, sono avanzati un po’ a rilento, in direzione delle cittadina di Cavendish; adesso sono impegnati su una sponda del Black River.
Il loro lavoro è tutt’altro che agevole, per i numerosi affioramenti di roccia dura. Invece di aggirare ogni scarpata, si è deciso di far saltare la roccia, dove necessario, per la aprire la via a un tacciato più diritto e piano.
Gage sovrintende a tutti questi lavori, ed è magnificamente all’altezza; atletico e ben proporzionato nel suo metro e settanta di statura, si muove con rapidità e precisione.

  Agli occhi dei suoi capi, poi, Gage è ben più che un dipendente in gamba come ce ne sono tanti: lo definiscono l’uomo «più efficiente e capace» tra quanti hanno assunto. E questo è un bene, perché il lavoro richiede tanta maestria fisica quanto sottile concentrazione, soprattutto quando bisogna preparare le detonazioni.
Qui occorre procedere in modo ordinato, passo dopo passo. Dapprima, va scavato un foro nella roccia; poi il foro va riempito per metà con esplosivo in polvere, si deve inserire la miccia e la polvere deve essere coperta con sabbia. Questa deve essere «pressata», cioè compattata con un’accurata sequenza di colpi inferti con una barra di ferro.
Infine, bisogna accendere la miccia. Se tutto va bene, la polvere esploderà dentro la roccia; la sabbia è essenziale, poiché senza la sua copertura protettiva l’esplosione si sfogherebbe fuori della roccia. Anche la forma della barra e il modo in cui viene usata sono molto importanti: Gage se ne è fatta fare una apposta, dando indicazioni precise, ed è un virtuoso della pressatura.

  Alle quattro e mezzo di questo caldissimo pomeriggio, Gage ha appena finito di introdurre la polvere esplosiva nel foro, e ha detto all’uomo che è con lui di coprirla di sabbia, fino al riempimento. Qualcuno da dietro lo chiama e Gage si volta per un istante a guardare sopra la propria spalla destra. Si distrae e prima che l’operaio abbia versato la sabbia comincia a pestare con la barra di ferro, direttamente sulla polvere. Subito fa sprizzare scintille dalla roccia, e la carica gli esplode sul viso. L’esplosione è  così violenta che la squadra si blocca, raggelata: ma in pochi secondi è chiaro quel che è successo. L’esplosione è stata diversa dal solito, e la roccia è rimasta intatta; diverso dal solito anche il rumore che l’ha accompagnata, un sibilo come di razzo scagliato nel cielo. Ma non sono fuochi d’artificio: è un assalto, una scarica. La barra metallica penetra nella guancia sinistra di Gage, fora la base della scatola cranica, attraversa la parte frontale del cervello ed esce, velocissima, dalla sommità della testa, per andare a cadere, impiastricciata di sangue e tessuto cerebrale, a una trentina di metri di distanza. Phineas Gage è stato scagliato a terra e giace stordito, nel chiarore del pomeriggio; muto, ma sveglio. E così sono tutti gli impotenti spettatori.

  Orribile incidente intitolano – prevedibilmente – la notizia il «Daily Courier» e il «Daily Journal» del 20 settembre, una settimana più tardi. Il 22 settembre, il «Vermont Mercury» curiosamente intitola Mirabile incidente; il «Boston Medical and Surgical Journal» con più precisione sceglie il titolo Passaggio di una barra di ferro attraverso al testa.
  Tutti si sorpresero che Gage non fosse rimasto ucciso all’istante; l’articolo medico della rivista di Boston riporta che «subito dopo l’esplosione il paziente fu rivoltato sulla schiena»; che poco dopo egli mostrò «alcuni movimenti convulsi delle estremità» e «nel giro di pochi minuti parlò»; che «i suoi uomini (dei quali egli era beniamino) lo sollevarono e a braccia lo trasportarono fino alla strada, che distava solo poche pertiche (una pertica essendo pari a circa 5 metri) e lo posero a sedere su un carro trainato da buoi, sul quale egli – seduto con la schiena eretta – percorse più di un chilometro, fino all’albergo di Joseph Adams»; e che Gage «scese dal carro da solo, con un piccolo aiuto da parte dei suoi operai».

  Vediamo un po’ meglio la figura di Adams. Egli è il giudice di pace di Cavendish; inoltre possiede l’unico albergo e l’unico spaccio di alcolici del paese. Dopo essersi avvicinato a Gage, manda subito a chiamare il dottor Johm Harlow, uno dei medici di Cavendish.
 


  Dall’esplosione è passata un’ora, il sole si sta abbassando e il caldo è più sopportabile. È in arrivo un altro medico, il dottor Edward Williams, un collega – più giovane – del dottor Harlow, il quale in seguito descriverà la scena con queste parole: «Quando lo vidi era seduto su una sedia nella piazza dell’albergo di Adams, a Cavendish. Appena mi avvicinai, mi disse: “Dottore, qui c’è lavoro per voi”. Prima ancora di scendere dalla carrozza, avevo notato la ferita sulla testa: si potevano vedere chiaramente le pulsazioni del cervello.

Notai anche qualcosa che non riuscii a spiegarmi, prima di esaminare la testa: la sommità di questa si presentava come un imbuto rovesciato. In seguito avrei scoperto che ciò che era dovuto ala fatto che l’osso attorno all’apertura era fratturato per una lunghezza di quasi 5 centimetri in tutte le direzioni. Ho dimenticato di precisare che l’apertura attraverso il cranio d i tegumenti aveva un diametro di quasi 4 centimetri: i bordi di questa apertura erano rovesciati, e nel complesso la ferita dava l’impressione che un oggetto sagomato a cuneo avesse attraverso la testa muovendo dal basso verso l’alto.
Mentre io gli esaminavo la ferita, Gage raccontava ai presenti in che modo era stato colpito: parlava con tale lucidità ed era talmente desideroso di rispondere che io rivolsi le mie domande a lui piuttosto che agli uomini che erano presenti al momento dell’incidente e che ora ci attorniavano. Poi Gage mi riferì alcune delle circostanze, come poi ha fatto più volte, e io posso affermare con sicurezza che né in una qualsiasi occasione successiva – salvo una – io lo considerai men che perfettamente razionale.
L’unica volta in cui ne dubitai fu una quindicina di giorni dopo l’incidente, allorché insistette a chiamarmi John Kirwin – e però a tutte le mie domande rispose in modo corretto».

  La barra di ferro  Henry Bigelow, professore di chirurgia alla Harvard, la descrive con queste parole «Il ferro che attraversò il cranio pesa 6 chilogrammi; è lungo 110 centimetri e ha un diametro do poco più di 3 centimetri. L’estremità che penetrò per prima e rastremata, per una lunghezza di 18 centimetri, e termina con una punta del diametro di circa 6 millimetri. A queste circostanze, forse, il soggetto deve la propria salvezza. Il ferro non somiglia ad alcuno strumento, ed è stato fatto da una fabbro della zona seguendo le indicazioni del cliente». Gage è piuttosto rigoroso per tutto il suo lavoro e i ferri del mestiere.

  Sopravvivere all’esplosione con una ferita al capo così ampia e profonda, essere capace di parlare e camminare e di mantenersi coerente subito dopo l’incidente: tutto ciò è ben sorprendente. Ma sarà altrettanto sorprendente che Gage superi il sopravvenire dell’inevitabile infezione. Il dottor Harlow conosce bene l’importanza della disinfezione. Non ha gli antibiotici, ma ricorrendo alle sostanze chimiche all’epoca disponibili egli pulisce la ferita energicamente e con metodo preciso; inoltre dispone il paziente in posizione semisdraiata, in modo da facilitare il drenaggio. In Gage si produrranno forti febbri e almeno un ascesso, sul quale il bisturi di Harlow interverrà prontamente. Alla fine la giovane età e la robusta costituzione di Gage avranno la meglio.

  Phineas Gage sarà dichiarato guarito nel giro di meno di due mesi. Tuttavia quest’esito stupefacente impallidisce al confronto con la straordinaria svolta che la sua personalità sta per subire. Il suo carattere, i suoi gusti, i suoi sogni, le sue aspirazioni: tutti cambieranno. Il corpo di Gage può essere ben vivo e vegeto, ma c’è un nuovo spirito che lo anima.

Da alcuni appunti di Harlow
Egli è sregolato, irriverente, indulge talvolta nella bestemmia più volgare (che in precedenza non era suo costume), manifestando poco rispetto per i suoi compagni, intollerante verso limitazioni o avvertimenti quando questi vanno in conflitto con i suoi desideri, talora tenacemente ostinato, capriccioso ed esitante, progetta molti piani per il futuro, che vengono tuttavia abbandonati, anziché essere organizzati, in favore di altri piani che sembrano più facilmente attuabili . La sua mente era cambiata radicalmente, in modo così marcato che i suoi amici e conoscenti dissero che non era più Gage.            
 
Antonio R. Damasio,  L’errore di Cartesio, Adelphi  

In filosofia che nella scienza neurologica c'è un prima e un dopo Gage, a sua insaputa divenne un vero sparti acque, il suo caso generò conseguenze inimmaginabili e procurarono non poche sofferenze alle persone sottoposte a lobotomia ... pratica ora in disuso, ma derivante dalle riflessioni di diversi ricercatori sul caso Phineas P. Gage.

Cartesio sostiene che siamo esseri morali se non permettiamo all'emotività di avere il sopravvento, se la razionalità ha il primato sulle emozioni, Il caso Phineas P. Gage dimostrò che il sopravvento della razionalità, anche se a causa di un trauma cranico grave, può condurre ad essere immorali  ... un vero controsenso!
David Hume sostiene che siamo sostanzialmente  esseri con una razionalità emotiva ... a predominare è la nostra parte emotiva e non quella razionale ... ovviamente la verità sta nel mezzo  ... la razionalità guida i nostri istinti, li modera ... ma l'istinto ci permette di relazionare con il prossimo ... di ridurre le distanze, per mezzo dell'empatia ... le emozioni aiutano la razionalità che ne risulta arricchita e in grado di relazionarsi meglio con il mondo circostante.
 
 

sabato 15 agosto 2015

HEIA VIRI


La voga delle possenti navi militari romane era cadenzata  da canti ritmici. I remieri non erano schiavi, ma un vero corpo militare … gente addestrata a complesse manovre ai remi, abili e forti, mantenuti in buonissime condizioni  di salute grazie ad un eccellente vitto … qualsiasi malattia virale avrebbe messo fuori combattimento l’intera nave ed indebolito la flotta.
Cantare in maniera ritmata durante la marcia, così come nella voga, è per l'uomo estremamente naturale: distrae, allevia la fatica ed aiuta a non sbagliare i movimenti. Probabilmente il canto era intonato durante le andature che potremo chiamare "da crociera", mentre nelle arrancate in combattimento era preteso il silenzio assoluto e si procedeva al suono del martello.

Héia viri / nostrúm reboáns / echó sonet héia !   

Le pause lo dividono in tre parti distinte, ciascuna costituita da due parti:

-  Héia viri

-  nostrúm reboáns

 -  echó sonet héia.   

Ogni parte, recitata molto lentamente con le sue sillabe può corrispondere ad una palata secondo questo schema:

-  Héia viri: entrata in acqua e passata in acqua;

-  pausa: estrazione e ripresa;

-  nostrúm reboáns: entrata in acqua e passata in acqua;

 -  pausa: estrazione e ripresa;

-  echó sonet héia: entrata in acqua e passata in acqua.

Ripetute prove teoriche, che chiunque può sperimentare con un cronometro, purché legga con studiata lentezza e scandisca bene le pause, portano ad ipotizzare che il celeuma ritmi normalmente 15-16 palate al minuto, una ogni 4 secondi circa, aumentabili a 20 se lo si recita più velocemente.
Poiché il canto è composto da 16 esametri, ed ogni esametro comprende tre palate, la recitazione totale implica 48 entrate in acqua e quindi poco più di tre minuti di voga, dopo di che i rematori cominciavano da capo. 
    La traduzione del testo del canto, che naturalmente non può riprodurre il ritmo latino, non sarà forse molto elegante, ma è alquanto fedele. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.

  IL SIGNORE DEL MARE CHE SI STENDE AMPIAMENTE CON VOCE SERENA   FECE DISTENDERE PLACATO IL PELAGO E FECE CALARE LA TEMPESTA,   E I FLUTTI DOMATI SI FERMARONO PER MANCANZA DI SPINTA.  

HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.

 LA CARENA IN MOTO CON SFORZO BEN DISTRIBUITO TREMA PER I COLPI.  ORA L'ACCORDO SORRIDENTE DEL CIELO COL MARE CI PERMETTERÀ DI CORRERE   CON LA VELA PREGNA PER IL SOFFIO DEI VENTI. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA. 

LA PRORA EMULA DEL SALTO DEL DELFINO TAGLI LA DISTESA DEL MARE,   GEMA ABBONDANTEMENTE, SI TIRI FUORI CON LE BRACCIA MUSCOLOSE   E TRACCI UNA SCIA TRASCINANDOSI DIETRO UN BIANCO SOLCO. 

 HÉIA, UOMINI, COME L'ECO RIMBOMBANTE SUONI IL NOSTRO HÉIA.   

 TRAVOLGENDO I FLUTTI DEL MARE LA BARCA ODA HÉIA!  
SPUMEGGI IL MARE SCONVOLTO DAI REMI; NOI ANCORA HÉIA!
 IL LITORALE PER LE VOCI RITMATE AL REDUCE RISUONI HÉIA! 
  L’esametro, con il suo ritmo, era particolarmente adatto a far coincidere le sillabi in arsi con l’emissione maggiore di fiato di una respirazione che, sotto sforzo come durante la voga, doveva essere resa la più regolare possibile.   
L'ultima strofa ripete l'héia iniziale alla fine di ogni verso, indicazione di un ritmo che cresce d'intensità, dopo l'abbrivio dello scafo, mano a mano che si susseguono le strofe. Certo il ritornello iniziale era, o poteva essere, ripetuto sempre più in fretta dal capovoga per aumentare il numero delle battute, ed ogni volta l'equipaggio rispondeva cantando i versi successivi alla stessa cadenza, non essendo possibile che un simile numero di remi potesse essere messo in movimento subito al massimo delle palate.  
 In ultimo, il reduce dell’ultimo verso che evoca il ritorno a terra ci rende l'immagine di un equipaggio che, magari stanco dopo la navigazione e forse la battaglia, ma felice di essere sopravvissuto, forza egualmente sui remi per affrettare l'approdo al porto amico.
Il canto riporta il termine viri perché connesso con l’essere maschi, liberi e combattenti (le virtù virili), e non invece homines, che indica genericamente l’appartenenza al genere umano.
Il termine viri suggerisce dunque che i rematori erano dei cittadini in possesso di dignità e diritti civili. 
Si converrà che non è certo canto da schiavi o da soldati di seconda categoria questo, ma di uomini di mare, il cui cuore batteva all'unisono con la propria nave.

(NB Liberamente tratto da Uomini ai remi nelle epoche passate a cura di Claudio Loreto ). 

venerdì 14 agosto 2015

STORIE DI PASTORI E DI LUPI


Si  dice che i lupi si abbeverino come i cavalli, fanno lunghe sorsate e non allappano come i cani, che per bere usano per l’appunto la lingua, anche se i lupi  sono lontani parenti dei cani.
Una leggenda tramandata dai pastori  racconta della solerzia usata dalla lupa nel portare a bere i propri cuccioli, soprattutto l’attenzione scrupolosa che ella presta alla verifica del modo di bere dei  propri lupacchiotti …
se immergono il muso nell’acqua e fanno sorsate lunghe  … sono  lupi fedeli alla loro natura e specie, ma quello che si abbevera leccando l’acqua con la lingua è più simile alla specie dei cani, quindi addomesticabile e fedele agli uomini …  un sicuro alleato del nemico numero uno dei lupi … per questa ragione si dice che la lupa sia disposta ad uccidere o ad abbandonare lo sventurato cucciolo che dimostri  cotale indole e predisposizione ad una fedeltà  quanto più abietta e fatale per l’intera famiglia dei lupi.
Un giorno un piccolo cucciolo, abbandonato dalla propria madre, che non ebbe cuore di sopprimerlo, fu ritrovato  da un pastore il quale  lo accudì e lo crebbe forte e sano.
L’amicizia tra l’uomo e il lupo accrebbe con il tempo …  tanto che l’uno non poteva far a meno dell’altro, e giornalmente ogni piccolo gesto di fiducia e di cura reciproca rinsaldava la loro assoluta fiducia dell’uno nell’altro.  Il pastore con orgoglio mostrò ai propri amici  la solerzia  di quel lupo nell’accudire le sue pecore, raccontò  di quanto fosse scrupoloso ed attento nei confronti di ogni pecora senza mai dimostrare alcun gesto di ferocia istintiva e naturale, che contrassegna la razza dei lupi.
Certe notti  il lupo avverte il richiamo della propria natura in quei lunghi e sinistri ululati che riecheggiano nelle valli dei monti, un' inquietudine atavica lo pervade, lo inonda e lo riempie di ferale istinti … ma il miracolo dell’amore e del rispetto reciproco lo riconduce ad una dimensione vicina agli uomini, in particolare al pastore amico che volle prendersi cura di quel cucciolo negletto e abbandonato da quella genia che dovrebbe in qualche modo scaldare il suo sangue   al semplice richiamo di quei lunghi ululati.
Gli amici del pastore non credevano ai loro occhi, e nonostante l’evidenza di una fedeltà  incondizionata ed assoluta, guardavano con terrore  e diffidenza  quel lupo, quel  essere demoniaco, e spesso ripetevano al pastore di fare molta attenzione di non credere  alle apparenze che l’istinto  sanguinario prima o poi si risveglierà  e allora nulla potrà salvarlo dalla ferocia di quell’essere  infido, che incarna tutto il male del mondo e pure le ombre della stessa natura umana.
Il pastore non lasciava mai le sue pecore, ma un giorno dovette andare all’ospedale per  farsi curare un’infiammazione all’appendice …  lasciò il gregge alla cura del suo fedele amico, e non incaricò nessun altro a farlo tra i suoi amici pastori, tale era la fiducia nel suo lupo, da riporre  tutto quanto rappresentava  la sua ricchezza e fonte di sussistenza …  indipendenza e certezza per il suo futuro.
Quando rientrò non vide l’ora di riabbracciare il suo lupo e di ritrovare le sue pecore, ma lungo la strada dei suoi amici pastori gli corsero  in contro e lo prepararono ad una scena straziante che presto avrebbe visto con i suoi stessi occhi.
Giunto all’ovile, vide brandelli di carne e pozze di sangue, pezzi di pecora … e carcasse di animali selvaggiamente dilaniate …  in un punto trovò l’intero suo gregge accatastato come una montagnola …  qualche ovino superstite vagava ancora  perso ed atterrito che nemmeno la rassicurante presenza del pastore riusciva a calmare … in un angolo, sotto una tettoia di lamiera avvertì un lamento e un guaito di dolore … il pastore si avvicinò e trovò due occhi dolci e docili a fissarlo …  al contempo tristi e rassegnati  … l’uomo vide il lupo ferito da artigli e zanne  ma non fece caso a questo … perché totalmente in preda all’ira e alla delusione di essere stato tradito da chi era depositario di tutta la sua stima e fiducia, così imbracciò il fucile e senza pietà  e senza il beneficio del dubbio colpì a morte quello che un tempo era il suo amico lupo.
Chiese ai pastori di aiutarlo a togliere le pecore morte  ammonticchiate e di scavare una fossa,  ricoprendo il tutto con calce viva per evitare eventuali epidemie  .
Gli amici da sempre scettici verso il lupo, non nascosero una strana soddisfazione, della serie "che ti dicevamo?, visto avevamo ragione  sulla natura di quel diavolo"  e in qualche modo con i loro sguardi e gesti fecero pesare a quel pastore la sua dabbenaggine nel riporre tanta fiducia in un essere tanto  inaffidabile; tuttavia, ben presto ammutolirono,   rimanendo sorpresi ed increduli quando, alla base della collinetta dei corpi smembrati  degli ovini, riuscirono a scorgere i cadaveri di uno, due, tre … sei lupi …. Era evidente che il branco aveva dato un furioso assalto all’ovile … ma i segni sui loro corpi … mostravano che avevano trovato altrettanta furiosa resistenza ed indomita accanita volontà di difendere il gregge, da parte di un loro simile in aspetto, ma il cui spirito e cuore aveva avvicinato più alla riconoscenza del suo amico pastore che alla fedeltà della famiglia di appartenenza; quantunque ... dimostrò un' evidente pietà raccogliendo i lupi uccisi in un sol luogo e ricoprendoli con i cadaveri delle pecore ... quasi a nascondere il misfatto compiuto dalla sua specie, come se provasse vergogna per loro stessi, e di riflesso anche per se  ... in fondo anche lui si era riscoperto un lupo e da quel momento non poteva di certo essere più altro.
Ripensò negli ultimi istanti della sua esistenza, alle cure amorevoli di un pastore nei confronti di un cucciolo smarrito e questo lo rasserenò ...  sapeva che le profonde ferite subite non gli davano alcuna possibilità di sopravvivenza, che le ultime forze le aveva impiegate nell'ammonticchiare i cadaveri ... si rallegrò nel rivedere il suo pastore, e attese la fine. 
L’uomo accortosi troppo tardi dell’errore disperato pianse inconsolabile la morte del suo fedele amico, per propria mano, senza appello alcuno … senza prima  aver verificato di come fossero andati veramente i fatti … lasciandosi guidare da pregiudizi e da un rancore cieco e sciocco. 
 
Dedico questa storia a chi un giorno me la raccontò, ammonendomi che bisogna saper andare a fondo prima di giudicare e di sentenziare senza conoscere i fatti.
 
 A MIO PADRE

sabato 18 luglio 2015

LA FUNTANELLA


Che c'è de mejo de 'na funtanella
a Roma quanno incoccia la calura?
Pare 'na cascatella in miniatura
e t'arilegri solo ner vedella.


L’inizio di un sonetto di Aldo Tomassini  classe 1927 Architetto , poeta romanesco per passione tanto  che Belli e Trilussa sembrano aver scritto una poesia  appena ieri. I suoi versi evidenziati in grasseto, all’inizio e alla fine di questo post,  mi hanno ispirato a scrive queste poche righe.

I Nasoni de Roma … so sempre meno!  Anche se qualcuno le ha contate e pare che siano 2’313 in tutta Roma.

Appena 20 furono collocate per la prima volta nel 1872 e due di quelle venti  sono ancora  presenti  a piazza S. Giovanni della Malva e a piazza in Piscinula a Trastevere.

 Il modello è praticamente rimasto  invariato nel tempo.

Eppure ho l’impressione che  le fontanelle de Roma erano più  numerose assai,  e rigogliose d’acqua … oggi so ridotte de numero e poche vantano un getto d’acqua dei tempi de na vorta …
Spesso me disseto a quella vicino alla Basilica de San Lorenzo fuori le mura,

e che ve devo di …

sarà che lì, dove ho dato l’ultimo saluto a Mamma Mia …  

la fresca acqua de quella funtanella

 pare che me disseti

er corpo ed anche l’Anima mia

Tanto da famme sentì in pace e riconciliato con tutto er Mondo!

Che tra lo sbrilluccichio de quell'archetto

ce pòi vedé spuntà l'arcobbaleno.

domenica 28 giugno 2015

SCALA DI VALORI

Chiedi a chiunque che cosa sia veramente necessario nella vita:
avrai mille risposte differenti.  
Non è importante fare un elenco, anche perché le cose che contano davvero sono essenzialmente due, a cui normalmente non ci si pensa ma di cui non si può davvero fare a meno 
IL TEMPO CHE CI RESTA DA VIVERE
LA BUONA SALUTE 
e sono essenzialmente interconnesse ma non necessariamente interdipendenti ... si può essere ad esempio in salute e cessare di vivere per mille altri motivi! 
Ci si affanna e non si è mai soddisfatti perché vogliamo sempre di più ... ma a ben pensare la felicità è poca cosa, non chiede molto ... guarda all'essenziale. 
Respiro, Vivo ... Cammino, sono ben disposto al prossimo ... prendo quello che viene come viene, non mi arrabbio più di tanto e guardo avanti, confidando in una forza che qualcuno si ostina a chiamare Dio, magari con nomi diversi ... altri chiamano Universo Infinito, che tutto lega indissolubilmente:
dall'incommensurabilmente grande all'infinitesimo piccolo .

mercoledì 24 giugno 2015

GRAN GOURMET


Sinonimo di Raffinato buon gustaio … titolo di cui posso vantarmi  ed andar fiero seppur nessuna accademia culinaria mi ha fregiato, nessun corso, ne esperienza maturata sui fornelli di un blasonato e stellato albergo del centro città.
Questa mattina d’istinto , durante il mio solito giro al mercato per ragioni di lavoro,decido di acquistare dei bocconcini di vitella e l’intento e di cucinarli a stufato, con delle ottime patate ed abbondante cipolla … per l’occasione acquisto del vino … perché la carne annaffiata dal buon  vino ha un sapore unico ed arricchito, rivitalizza i sensi papillari solletica l’anima e riconcilia con il Mondo circostante … da farti sentire un piccolo Buddha felice di stare a questo Mondo seppure imperfetto e limitato.
Devo aver cucinato proprio bene …  se mi sono spazzolato tutto  come se niente fosse … provando una sensazione di quiete e di estasi indescrivibile … poi mi accorgo di due occhi nell’oscurità della stanza accanto alla cucina … e scodinzolante, dolcemente appare Lina la cagnolina della vicina , che mi viene in contro sottomessa e festosa … e senza problemi si sdraia sotto la mia tavola, serena e contenta.
L’accarezzo sorpreso e felice di questa inaspettata apparizione, Lei non fugge le mie rassicuranti manifestazioni di affetto e ricambia affettuosa venendomi vicino e lasciandosi abbracciare e accarezzare .
Rido di cuore, sono sorpreso … poi mi accorgo che non smette di annusare,  e cerca in ogni dove … ma dispiaciuto la consolo, perche nulla è rimasto della cena … ma Lei sembra non dispiacersi e mi dimostra  un affetto  unico , forse covato da tempo …  e dimostrato senza remore e vergogne, che penso che allora è vero che anche i cani scelgono le persone a cui voler bene.
Quella  bastardina dal cuore tenero mi sta dicendo a suo modo che mi vuole bene , ma che soprattutto   avrebbe gradito un pò della mia cena … se avessi saputo del suo auto invito,  avrei lasciato un bocconcino anche per Lei … poi all’improvviso mi sono reso conto che la piccola pastorella tedesca, mezza labrador … ha saltato un muro di due metri, superato piante e vasi, il tutto al settimo piano, per arrivare a me come se niente fosse … con occhi imploranti e dolci da mozzare il fiato.
Quando ho aperto la porta di casa, e l’ho accompagnata … lei senza fiatare, senza guaire, abbaiare … scodinzolante e a suo modo sorridente … mi segue in ascensore fino al piano terra … e alla vista del portone felice mi precede.
Sorprese le persone che abitualmente frequentano la birreria sotto casa , mi vedono accompagnare la pelosa felice … che raggiunge in un attimo un altro cagnoletto di li appresso che conosce bene … saluto l’ammiratrice pelosa, che mi guarda con un orecchio alzato e uno abbassato e vedo o credo di vedere un sorriso ed occhi grati per una serata indimenticabile davvero.

domenica 21 giugno 2015

ONORA IL PADRE E LA MADRE

La parola "Onore", anziché quella di Amore o di Timore, benché i genitori debbano essere vivamente amati e temuti.
Chi ama non sempre rispetta e obbedisce, e chi teme non sempre ama.
Invece quando si onora qualcuno, lo si ama e lo si rispetta.

 

martedì 2 giugno 2015

PARATA MILITARE


Inevitabilmente la mente corre agli anni del servizio militare e sono passati quasi trent’anni …
Appena arrivati a Taranto fummo chiamati e divisi per i vari plotoni … ero del terzo plotone della prima compagnia Avieri, terzo scaglione dell’ 86 .
Nello stesso giorno ci furono distribuite anche  le uniformi.
Le prime due uniformi  mi stavano piuttosto larghe e con il passar del tempo , mano a mano che tonificavo i muscoli e perdevo peso , la situazione non migliorò affatto.  Avevo l’aspetto del classico marmittone  e non me ne rendevo conto … anche perché allora mi sentivo  Rambo  ma, come Verdone in “Troppo Forte”, per quanto facessi la faccia truce … si vedeva che ero un bonaccione.
Quando ci distribuirono la seconda divisa, a distanza di sei mesi dalla prima, quindi a settembre/ottobre dello stesso anno, mi stava a pennello che sembrava ritoccata da una sartoria …
  Persi l’atteggiamento da Rambo,  o di ultima sfida all’ OK Corral , assunsi un aspetto più rilassato … anche se un po' vanesio e gigionesco, del militare in tempo di pace, ma a  quel tempo avevo poco più di venti anni.

domenica 31 maggio 2015

TIRARE LA CARRETTA


(Mandare avanti la baracca, sbarcare il lunario, tirare a campare, tirare avanti.  Arrangiarsi, cavarsela) .
 
Parlo a molte persone, conosco  i loro problemi e le loro ansie, che tra una parola e l’altra trapelano o che straripano alla necessità di uno sfogo umano,  naturale, salutare.

Giro per mercati, vendo buste di plastica, biodegradabili o biocompostabili, di carta per il pane e la frutta …  rotoli di alluminio, pellicole e tanto altro ancora.
Parlo ed ascolto, giro per i banchi o per i negozi, e molte volte al buon giorno e alle domande di rito seguono   parole e le persone rivelano parte di se che, con l’andar del tempo e la conoscenza reciproca, resti sorpreso da quanta distanza c’è rispetto alle prime impressioni ricevute, giudicando dall’apparenza,  da modi scortesi o risposte troppo frettolose di chiudere il discorso.
Non mi ritengo un abile commerciante, è vero che Il tempo è denaro, ma il tempo è soprattutto il fluire della nostra Vita … che va ben spesa oltre la semplice contabilità in termini economici.
 Il denaro non deve essere fine a se stesso, semmai un mezzo per vivere dignitosamente ed in buona salute, con un occhio previdente ai momenti di necessità … null’altro deve impegnare troppo la nostra anima, altrimenti si rischia di snaturarci e di perdere il senso della vita, che in ogni caso ci è data per sperimentare e conoscere quanto più è possibile, senza remore e timori, osando di oltrepassare i limiti noti delle nostre abitudini e di crescere giorno dopo giorno, espandendo la nostra anima, più che il conto del denaro a nostra disposizione.
Fortunato è chi ha vissuto molte vite in una vita, perché ha avuto modo di sperimentare molto … di accrescere la sua consapevolezza e di porsi al servizio del prossimo donando molto di se e lasciando un ricordo indelebile del suo passaggio, anche se non ha discendenza naturale.
Non so che cosa ci attenda dopo la morte, ma di certo nulla va perduto e tutto si trasforma, questa legge naturale e costante non trova eccezioni e deroghe.
Sono un “Bustaro” o vengo definito in questo modo, quando giro per i banchi dei mercati rionali, dei mercatini settimanali e perfino dai banchi di fronte alla Moschea di Roma ...
Conosco molta gente, proveniente da ogni parte del Mondo, e quando ti accorgi che il prezzo non è sempre la ragione per cui sei scelto a condividere parte del loro tempo di vivere con il tuo tempo … quando la loro fiducia è talmente evidente e presente in ogni loro gesto, che ti rendi conto che il tuo lavoro è ben fatto: non occorrono titoli da appendere al muro, o da  esibire  
Basta e avanza il calore di tanta benevolenza da scaldarti l’anima e sentire quel solletico nelle viscere fino a ritrovare il sorriso anche dopo momenti meno gradevoli della giornata che, inevitabili, capitano e capiteranno in ogni caso.

lunedì 18 maggio 2015

MAESTRI DI VITA DURA


Primo Levi nella Tregua ritrae un personaggio mitico "El Greco", ma soprattutto descrive bene la fatica di vivere degli idealisti di fronte alle necessità della vita. Per sua fortuna Levi incontra il Greco che ha molto da insegnare all’inesperto e sprovveduto chimico, anche se quest'ultimo è un miracolato perché sopravvissuto  al lagher!

La guerra per la sopravvivenza  non conosce tregua.
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domenica 10 maggio 2015

PARLARE ALLE NUVOLE


Capita a volte di alzare gli occhi al cielo, di sentire il desiderio di smettere di correre a destra e a manca, di ritrovare pensieri ed energie interiori, riappropriandosi del proprio tempo … ritmo, sentire il proprio cuore battere, avere coscienza del proprio respiro, della vita … sentirsi in salute e ritrovare calma e voglia di andare avanti con maggior forza di prima.
Ognuno di noi escogita una maniera per ritrovare il contatto con se stessi … ricordo mio Padre accudire le piantine del terrazzo o impegnarsi in qualche lavoro casalingo … per scacciare pensieri o malumori … invece mia Madre cucinava qualcosa di veramente buono:-) oppure quando era veramente arrabbiata spolverava i bicchieri della vetrinetta della sala.
Per quanto mi riguarda ho bisogno di dormire, oppure di non fare assolutamente nulla! In un torpore comatoso di inerzia assoluta … con pensieri smorzati allo zero  che precedono la fase Rem.
Così mi ritrovo a guardare le nuvole e ad interrogarle … perché le cose viste dalla loro altezza acquistano altri significati, sono ridimensionate e sicuramente meno drammatiche di quello che crediamo solo dal nostro terreno punto di vista; e loro mi esortano a Sperare … a vedere oltre gli ostacoli a credere che alla fine dell’arcobaleno c’è  sempre un pentolone pieno d'oro, basta cercarlo!
 In altri termini a non smettere di credere al possibile, a tutto è bene ciò che finisce bene, che possiamo cavarcela, sempre e nonostante tutto, basta esserne convinti che già siamo a buon punto:-)

domenica 3 maggio 2015

QUEL MOTIVETTO CHE ..... "MI PIACE TANTO"




Il motto spregiudicato e schietto
Fu detto da un baldo giovanotto
Fu trovato molto bello
se ne fece un ritornello
E il ritornello allegro fa così:

Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego ho quel che piace a me

...

Franchezza di marca italiana
Non vana baldanza che disprezza
Chi sa bene quel che vuole
Non può dir tante parole
Per sbrigarsi gli conviene dir così:

Me ne frego non so se ben mi spiego
Me ne frego ho quel che piace a me

...

Ps

Ogni riferimento al post precedente è puramente ... casuale:-)

Sana risposta a chi vuole impensierirci dicendoci con ghigno soddisfatto:
 " Attento! ti tengo per le palline"

Ovviamente è una facezia, nessuna nostalgia ... avrei l'orticaria al motto di
 Credere, Obbedire e Combattere

Nessun impazzimento, ve lo giuro, ma partecipare ad una riunione di condominio
 (successiva a quella che vi ho raccontato nel post precedente:-)
assistere a tarantelle e arlecchinate, accompagnate da scatti fotografici ...
il pensiero corre allora  a questo scemo motivetto, visto qualche sera fa in Tv su Rai Storia!

Gaber in una sua famosa canzone sottolineava che Democrazia è Partecipazione, anche se per limiti di conoscenza non possiamo far a meno di delegare e dare fiducia  a chi dovrebbe saper fare le cose che devono esser fatte nell'interesse di Tutti!

In ogni caso la nuova Amministratrice ha dato prova di saper dominare gli eventi con competenza e sicurezza. Sono convinto che  saprà sbrogliare questa matassa ingarbugliata!
Speriamo bene:-)

domenica 29 marzo 2015

UNA PICCOLA STORIA


Una storia di poca importanza tra mille e mille altre storie di tutti i giorni, come la famosa canzone di qualche anno fa.
Una riunione condominiale, i conti che non quadrano, la tensione, la paura … la mestizia in chi in fondo sa di aver sbagliato; umanamente ha ceduto dopo una serie di eventi negativi … la situazione che sfugge di mano, resa insostenibile dall’incalzare dei problemi irrisolti che si ripropongono con maggior intensità …

Un decreto ingiuntivo  esecutivo dovrebbe ristabilire giustizia, a ricordarcelo una duplice presenza, eccessivamente seria, fredda e distaccata, un po' antipatica direi in un'apparizione fugace e al tempo stesso inquietante  ...  alle spalle dell'amministratore ... in ogni caso il decreto ingiuntivo è diretto a persona con gravi deficit di salute e quindi sicuramente di scarso effetto pratico, almeno nell'immediato.
Non c’è rabbia nelle persone presenti alla riunione di condominio, c’è delusione … paura che le cose producano altre conseguenze negative … e qualcuno si è generosamente attivato per traghettare il passaggio di consegne presentando il cv di un paio di  amministratori … la scelta avviene tra qualche perplessità e timore … in tutta fretta, che  qualche scintilla è inevitabile, ma nulla è diretto all’amministratore uscente … la quale rinfrancata ritrova la calma per riordinare le idee e rispondere al meglio alle domande incalzanti.
Qualche sorriso e parole gentili, rendono il clima respirabile … certo i problemi ci sono, nessuno li nasconde, ma mi piace vedere intorno a me gente che non perde la testa … che dice “pazienza” vediamo che cosa possiamo fare per tirarci fuori da questo pantano! Non ci agitiamo e cerchiamo di restare calmi e razionali per fare le scelte  che vanno fatte augurandoci  di migliorare le cose.
Qualcuno trova anche il modo di scherzare e fare qualche battuta … arriviamo anche a ringraziare l’amministratore che per questo si è congedato da noi provando palesemente  un senso di sconfitta e di vergogna … e che perfino si è commossa.
Una bella storia, di gente tutto sommato che sa vivere ... con cui  condivido degli  spazi e di cui provo stima e non nascondo  la meraviglia, tanto da sentirne il bisogno di raccontare questa piccola storia insignificante, che di certo non riguarda i grandi fatti … ma che rende questa umanità sorprendente, davvero!
Credetemi   che non vivo in una gabbia dorata, nemmeno nel migliore dei mondi  possibili … e anche se  amare esperienze  hanno lasciato in me ferite indelebili …  questa piccola storia mi rinfranca, mi  consola … che di Speranza si vive e ora so di certo che:  

non si muore affatto disperati :-)

domenica 22 marzo 2015

SENTIRE

Prime luci del giorno di una domenica tranquilla.
Case con le tapparelle abbassate, strade deserte,
salvo qualche auto che alla chetichella scantona senza voler disturbare troppo la serenità di questo momento.
Anche il rumoroso camion della nettezza urbana ha messo cotone negli ingranaggi.

Un coro di passerotti ciarlieri sembrano discutere animosamente sulle ultime iniziative del Governo Renzi, tra i rami di un albero diventato la loro casa ...
ma dall'alto un verso

AHO, AHO, AHO ...

di un gabbiano
 senza alcun dubbio romano:-)
che  richiama  all'ordine quei ciarlieri pennuti:
 de non rompe l'anima de prima mattina!